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SCUOLA/ Aprea: la chiamata diretta funziona, troppa ideologia rovina la scuola

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Valentina Aprea (InfoPhoto)  Valentina Aprea (InfoPhoto)

Mi riferisco agli esiti delle scelte dei percorsi scolastici. Se chiediamo alle scuole di essere efficaci rispetto al successo formativo, di elevare sempre di più la qualità degli apprendimenti, dobbiamo anche lasciare che le scuole in tutto o in parte abbiano la responsabilità delle proprie risorse umane; perché il dirigente scolastico, che molto presto sarà valutato con nuovi sistemi, dovrà rispondere anche delle risorse umane che gli sono affidate.

Ma qual è lo spirito dell’articolo 8?

Per garantire la qualità diffusa, su cui lavoriamo tutto l’anno con investimenti sia statali che regionali, abbiamo il dovere di verificare se esiste un modo per controllare la variabile di supplenze annuali, che in alcune scuole della nostra regione arriva fino al 15 per cento. Se le cose stanno così, dobbiamo assolutamente fare in modo che anche questa variabile venga posta sotto controllo, ma nel pieno rispetto dei diritti acquisiti dei supplenti annuali.

In altri termini...

Nessuno sta pensando o chiedendo al ministero di avere l’autorizzazione a scegliere chi vuole, selezionando docenti che non abbiano maturato i diritti ad ottenere l’incarico.

Come la mettiamo con il «concorso di istituto che realizza l’incrocio diretto fra domanda e offerta»?

Quando diciamo che le scuole devono bandire o corsi di istituto o selezioni o esprimere gradimento per docenti che possano andare a ricoprire incarichi annuali in quella scuola, vogliamo dire che, tra gli aventi diritto, le scuole sceglieranno i docenti che meglio garantiscono la corrispondenza tra le competenze possedute e i progetti dell’offerta formativa delle scuole.

Quindi, se un docente lavora bene...

Appunto. In molte scuole per esempio ci sono supplenti annuali che hanno lavorato benissimo, che magari vengono investiti anche di responsabilità particolari, ma poi vengono spostati solo per ragioni burocratiche. Perché le scuole non possono esprimere un gradimento per la prosecuzione del lavoro di questi insegnanti? Questo è uno dei casi in cui la nostra sperimentazione agevolerà l’incontro tra insegnanti non stabilizzati e progetti di scuole.

Cosa può dire del caso particolare dei docenti di sostegno?

In molti di questi casi, anzi quasi sempre, avviene che l’assegnazione burocratica di docenti alle scuole non corrisponda alla situazione migliore: di anno in anno cambiano assegnazioni e punteggi. Il pdl risponde anche a questa esigenza.

Dunque respinge ai mittenti tutte le accuse.

Sì. L’appello, facendo credere che la Regione Lombardia non voglia rispettare i diritti acquisiti e punti a introdurre forme selvagge di chiamata diretta dei docenti, dice solo falsità. Fa terrorismo psicologico nelle scuole urtando il comprensibile stato d’animo di chi non ha una situazione stabile.

In Regione, dunque, il progetto di legge va avanti. E a livello centrale?



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COMMENTI
07/03/2012 - Deve decidere il MIUR (Aldo Domenico Ficara)

Se, con la sperimentazione lombarda di un nuovo reclutamento dei docenti, si intende studiare un accordo con il Governo che sia rispettoso dei diritti acquisiti e delle leggi nazionali, e che consenta, per chiamata diretta, di scegliere gli insegnanti migliori in piena coerenza con il progetto educativo delle scuole, a livello ministeriale si dovrà determinare una norma in deroga a tutta la legislazione vigente, ivi compreso l'attuale sistema di reclutamento che si regge sugli articoli 399 e 400, del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione. Altrimenti queste "innovative" modalità di reclutamento del personale docente, saranno solo buoni intenti, che rimarranno come mero esercizio per ipotizzare una probabilistica futura governance scolastica, senza alcun riscontro pratico di ottimizzazione didattico-organizzativa.

 
07/03/2012 - la chiamata diretta funziona ma ...non è prevista! (Vincenzo Pascuzzi)

1) Leggiamo nel titolo "Aprea: la chiamata diretta funziona", ma nel testo la chiamata diretta viene negata ed esclusa! 2) Ancora Aprea "Vogliamo introdurre una sperimentazione – peraltro limitata ai supplenti annuali – per verificare la bontà di un nuovo modello di utilizzo dei docenti e, un domani, di un modello di reclutamento; ma si tratta sempre di una modalità di chiamata dei docenti aventi diritto." Risposta vaga, oscura, reticente. Perché Aprea non specifica il tipo di "utilizzo" da sperimentare e le modalità; poi come farà, "un domani", a sperimentare anche il "reclutamento" senza ledere i diritti acquisiti? 3) Noto che nell’intervista il ritornello su i diritti acquisiti viene ribadito ben 5 volte su 13 risposte e forse perciò ottiene l’effetto contrario! 4) C’è contraddizione - mi sembra - tra il voler eludere la "burocrazia ministeriale" e poi cercare un accordo Stato-Regioni e fra Regioni. 5) Chi la pensa diversamente da Formigoni e Aprea non solo ha lanciato un appello ma è andato oltre programmando un’assemblea pubblica (12 marzo) e addirittura un presidio sotto il Pirellone (27 marzo).

 
07/03/2012 - Ideologia, un paravento (enrico maranzana)

“Se chiediamo alle scuole di essere efficaci rispetto al successo formativo, di elevare sempre di più la qualità degli apprendimenti, dobbiamo anche lasciare che le scuole in tutto o in parte abbiano la responsabilità delle proprie risorse umane” è un’implicazione: asserzione valida solo se è valida la premessa. Stiamo con i piedi per terra; apriamo il POF del liceo Manzoni di Milano, il fiore all’occhiello dell’amministrazione. Leggiamo i documenti che mostrano i criteri adottati per l’assegnazione dei voti: per tutte gli insegnamenti la conoscenza è l’oggetto della valutazione. Apprendere è sinonimo di imparare; il successo formativo è commisurabile alla quantità di materia che uno è riuscito ad assimilare. E’ questo l’orientamento del sistema educativo di istruzione e formazione? E’ questa la strategia per far crescere le qualità dei giovani? La conoscenza non è il fine dell’istituzione: far dipendere da questa il successo formativo è una semplificazione che banalizza la mission della scuola.