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SCUOLA/ Aprea: la chiamata diretta funziona, troppa ideologia rovina la scuola

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Valentina Aprea (InfoPhoto)  Valentina Aprea (InfoPhoto)

Il progetto di legge della Regione Lombardia «Misure per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione» ha sollevato un vespaio nel mondo della scuola. L’articolo 8 infatti ridisegna potenzialmente tutta l’autonomia scolastica, mettendo le scuole in condizione di assumere i docenti con un concorso di istituto che realizzi l’incrocio tra domanda e offerta. Con conseguenze evidenti: che le scuole potrebbero assumere i prof sulla base di una loro proposta educativa e didattica, senza farsela dettare dalla burocrazia ministeriale, e che l’onnipotente forza di «interposizione», di controllo e di contrattazione di matrice sindacale verrebbe drasticamente ridimensionata. Apriti cielo: è subito partito un appello contro il pdl Formigoni-Aprea che li accusa di distruggere la scuola pubblica dandola in pasto ad appetiti secessionisti (o mercatisti).
Dopo l’incontro del mese scorso tra il ministro Profumo e il presidente della Lombardia, Formigoni, ora tutto – o quasi – sembra tacere. Valentina Aprea, assessore regionale all’Istruzione, risponde alle accuse e spiega i possibili sviluppi della nuova autonomia.

Assessore Aprea, a che punto siamo con il progetto di legge?

Sta facendo l’iter previsto. In questo momento le commissioni consiliari IV e VII stanno esprimendo i pareri. È comprensibile che tutte le critiche si concentrino sull’articolo 8, quello che riguarda il reclutamento o meglio la sperimentazione sul reclutamento; ce lo aspettavamo.

Si tratterebbe di «un disegno di legge dai connotati anticostituzionali e con l’intenzione di agire per reclutamenti a chiamata diretta», così sta scritto nell’appello anti-Formigoni che chiede il ritiro del provvedimento.

Non mi sono stupita quando ho visto che iniziava una raccolta di firme per la difesa della cosiddetta scuola pubblica e contro la libertà di scelta. Mi stupisco semmai del fatto che queste petizioni stiano girando dentro le scuole: non trovo corretto che le firme vengano raccolte nelle sedi istituzionali di lavoro. In ogni caso, persone che difendono una scuola pubblica intesa in modo sbagliato, rigidamente statale, controllata integralmente dalle procedure centralistiche, e soprattutto non rispettosa del principio costituzionale dell’autonomia e della responsabilità, si troveranno, ahimè, ancora per molto tempo.

Secondo il progetto di legge Formigoni-Aprea, un preside potrà chiamare chi gli pare?

No, questa è una semplificazione di comodo. Non si tratta di un «reclutamento lombardo», né chiamata diretta vuol dire, come dice lei, che «un preside può chiamare chi gli pare». Vogliamo introdurre una sperimentazione – peraltro limitata ai supplenti annuali – per verificare la bontà di un nuovo modello di utilizzo dei docenti e, un domani, di un modello di reclutamento; ma si tratta sempre di una modalità di chiamata dei docenti aventi diritto.

Che cosa intende quando parla di «responsabilità»?



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COMMENTI
07/03/2012 - Deve decidere il MIUR (Aldo Domenico Ficara)

Se, con la sperimentazione lombarda di un nuovo reclutamento dei docenti, si intende studiare un accordo con il Governo che sia rispettoso dei diritti acquisiti e delle leggi nazionali, e che consenta, per chiamata diretta, di scegliere gli insegnanti migliori in piena coerenza con il progetto educativo delle scuole, a livello ministeriale si dovrà determinare una norma in deroga a tutta la legislazione vigente, ivi compreso l'attuale sistema di reclutamento che si regge sugli articoli 399 e 400, del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione. Altrimenti queste "innovative" modalità di reclutamento del personale docente, saranno solo buoni intenti, che rimarranno come mero esercizio per ipotizzare una probabilistica futura governance scolastica, senza alcun riscontro pratico di ottimizzazione didattico-organizzativa.

 
07/03/2012 - la chiamata diretta funziona ma ...non è prevista! (Vincenzo Pascuzzi)

1) Leggiamo nel titolo "Aprea: la chiamata diretta funziona", ma nel testo la chiamata diretta viene negata ed esclusa! 2) Ancora Aprea "Vogliamo introdurre una sperimentazione – peraltro limitata ai supplenti annuali – per verificare la bontà di un nuovo modello di utilizzo dei docenti e, un domani, di un modello di reclutamento; ma si tratta sempre di una modalità di chiamata dei docenti aventi diritto." Risposta vaga, oscura, reticente. Perché Aprea non specifica il tipo di "utilizzo" da sperimentare e le modalità; poi come farà, "un domani", a sperimentare anche il "reclutamento" senza ledere i diritti acquisiti? 3) Noto che nell’intervista il ritornello su i diritti acquisiti viene ribadito ben 5 volte su 13 risposte e forse perciò ottiene l’effetto contrario! 4) C’è contraddizione - mi sembra - tra il voler eludere la "burocrazia ministeriale" e poi cercare un accordo Stato-Regioni e fra Regioni. 5) Chi la pensa diversamente da Formigoni e Aprea non solo ha lanciato un appello ma è andato oltre programmando un’assemblea pubblica (12 marzo) e addirittura un presidio sotto il Pirellone (27 marzo).

 
07/03/2012 - Ideologia, un paravento (enrico maranzana)

“Se chiediamo alle scuole di essere efficaci rispetto al successo formativo, di elevare sempre di più la qualità degli apprendimenti, dobbiamo anche lasciare che le scuole in tutto o in parte abbiano la responsabilità delle proprie risorse umane” è un’implicazione: asserzione valida solo se è valida la premessa. Stiamo con i piedi per terra; apriamo il POF del liceo Manzoni di Milano, il fiore all’occhiello dell’amministrazione. Leggiamo i documenti che mostrano i criteri adottati per l’assegnazione dei voti: per tutte gli insegnamenti la conoscenza è l’oggetto della valutazione. Apprendere è sinonimo di imparare; il successo formativo è commisurabile alla quantità di materia che uno è riuscito ad assimilare. E’ questo l’orientamento del sistema educativo di istruzione e formazione? E’ questa la strategia per far crescere le qualità dei giovani? La conoscenza non è il fine dell’istituzione: far dipendere da questa il successo formativo è una semplificazione che banalizza la mission della scuola.