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SCUOLA/ Jacopo Ortis e noi: siamo destinati a morire di illusioni?

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Ugo Foscolo (immagine d'archivio)  Ugo Foscolo (immagine d'archivio)

L'amore - Due sono gli aspetti in cui emerge maggiormente il risveglio di Foscolo, il suo andare oltre alla concezione materialistica della realtà: l’amore per la patria e l’amore per la donna. Per quanto riguarda l'amore per la patria, si nota continuamente nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis il dolore profondo di Jacopo nel vedere la propria terra oppressa e privata della propria indipendenza, ma anche l'amarezza perché ritiene che pochi dei suoi compatrioti abbiano veramente a cuore la sorte dell’Italia  e siano disposti a sacrificarsi e a superare i propri egoismi e interessi.

Ma Foscolo ci colpisce soprattutto quando parla del suo amore per la donna, quando descrive le scoperte e i cambiamenti profondi che avvengono in lui nel momento in cui la realtà che lo circonda si riempie della presenza di colei che ama. Ne Le ultime lettere di Jacopo Ortis Teresa compare inaspettatamente quando tutte le speranze del giovane veneziano sono crollate e sembra aprirgli nuovi orizzonti. Davanti a questa novità Jacopo riscopre nella realtà una bellezza e una varietà di cui prima sembrava non accorgersi; l’arido meccanicismo di cui il suo pensiero è impregnato non viene messo in discussione dal punto di vista razionale, ma il cuore sembra ribellarsi e cerca dimensioni più ampie in cui vivere e amare. Ciò che ci ha colpiti è stato il suo atteggiamento nei confronti di un amore, quello per Teresa, che mette in crisi la sua concezione materialistica.

Jacopo diventa quindi un attento e appassionato osservatore di tutta la realtà, ma in particolare di ciò che gli sta più a cuore, di Teresa. Abbiamo notato questo in particolare leggendo la lettera dell'11 Dicembre:

"O! se tu avessi, com'io, veduto Teresa nell'atteggiamento medesimo, presso un focolare, anch'ella appena balzata di letto, così discinta, così - chiamandomi a mente quel fortunato mattino mi ricordo che non avrei osato respirar l'aria che la circondava, e tutti tutti i miei pensieri si univano riverenti e paurosi soltanto per adorarla - e certo un genio benefico mi presentò la immagine di Teresa". (Ultime lettere di Jacopo Ortis, Prima Parte, 11 Dicembre, ore 2)

Un’attenzione così grande fa sì che tutto desti in lui il desiderio di senso e di compimento. Ma ancor più sorprendente è la prima reazione destata in lui da tale osservazione: di fronte a ciò che lo colpisce realmente, il poeta si mostra evidentemente felice, e cambia il suo modo di stare di fronte a ciò vede, ai suoi occhi tutto diviene diverso, più bello rispetto a prima. L’esempio più evidente di questo è la sua reazione dopo l’amore dichiarato da Teresa e il suo bacio:

"Dopo quel bacio io son fatto divino. (...) Mi pare che tutto s'abbellisca a' miei sguardi" (Ibidem, Prima parte, 15 Maggio)

A noi accade la stessa cosa: di fronte a un fatto eccezionale, di fronte a una donna, noi siamo in qualche modo risvegliati e, se guardiamo quell'evento eccezionale con la stessa intensità di Foscolo, ci accorgiamo di come esso cambi anche il nostro modo di stare di fronte a tutte le altre circostanze. Noi solitamente non riusciamo a stare di fronte a una donna o ad altro come lo fa Foscolo, non abbiamo una tale attenzione; eppure, nel momento in cui intravediamo la bellezza, cerchiamo a tutti i costi di comprenderla, seguirla. È tuttavia esattamente riguardo a questo "seguire" che Foscolo ci ha deluso.

Infatti, se noi tentiamo di andare a fondo, lui invece torna a galla. Gli succede la cosa probabilmente più bella che possa accadere, quella che la maggior parte delle persone sogna e per cui molti soffrono: gli piomba davanti un amore, ma non un amore qualsiasi, un amore ricambiato, un amore da condividere non solo con se stesso. A quanti capita? Ci vuole forse un po' di fortuna per incontrare la persona con cui ci si sente unicamente bene.

Jacopo Ortis si ferma davanti a Teresa, interroga alcune delle proprie convinzioni per andare a fondo con i suoi sentimenti, studiarli, capirli, renderli suoi, mantenerli: egli va a  fondo, molto più a fondo rispetto a noi; e in quella profondità intuisce la vera altezza, scopre le stelle e “tenta di mirare oltre il velo che ravvolge il creato” (Dell’origine e dell’ufficio della letteratura).

Infatti "in fondo" e "in alto" sono la stessa cosa, come ci fa capire il latino con l'aggettivo "altus", che racchiude in sé entrambi i significati: “profondo” e “alto”.

Ma poi Ortis torna deludentemente a galla. Noi spesso non siamo in grado di arrivare a quel livello di profondità, però, malgrado questo, cerchiamo di restare in qualche modo aggrappati a qualcosa che ci tenga lì, dove intravediamo la profondità. Un peso, un peso che deve essere maggiore di quello che siamo noi, un peso che ci stacchi dall'idea di rinunciare ad esplorare, un peso che per Foscolo non è stato sufficientemente grande o che forse non ha voluto cercare né vedere, ed è un peccato, perché quasi sicuramente avrebbe potuto scoprire qualcosa che andasse oltre ad un ordine di idee che già era suo, oltre a qualsiasi cosa fosse già sua, perché il "tesoro" ancora non l'aveva scoperto.



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