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SCUOLA/ La replica: le Rsu servono, ecco perché

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Giovani precari della scuola (InfoPhoto)  Giovani precari della scuola (InfoPhoto)

Caro direttore,

ho espresso un commento molto caustico nei confronti dell’articolo di Mereghetti che propone di considerare le Rsu un ente inutile da abolire.

Vorrei provare a spiegare ai lettori del Sussidiario, in maniera meno sincopata del commento, perché la proposta di Mereghetti è immotivata ed irricevibile. L’assunto di fondo di Mereghetti non è quello che le Rsu non svolgano la loro funzione quanto quello che le Rsu siano superflue nel momento in cui c’è poco da contrattare e poco da distribuire.

Tesi singolare dal momento che attribuisce ad un organismo di rappresentanza un potere di decisione che tale organismo non ha. Insomma è come se si dicesse che siccome vengono tagliati, dallo Stato centrale, i fondi ai Comuni sarebbe meglio eliminare la figura del Sindaco. Le risorse scarse non sono colpa delle Rsu, se mai rendono la loro presenza ancora più necessaria.

Perché, tanto per restare in quella che Mereghetti chiama la logica rivendicativa, non è pensabile fare le nozze con i fichi secchi e chiedere a docente e personale Ata un impegno via via crescente a fronte di una remunerazione bloccata.

Cito, ad esempio, le prove Invalsi per le quali perfino l’ex-ministro Gelmini, dopo aver provato a farle considerare lavoro ordinario aveva poi fatto retromarcia indicando nella circolare di quest’anno la necessità che le attività rientrassero in quelle oggetto di contrattazione di istituto.

E quello che è il salario accessorio non può essere usato per mance e regalìe che nulla hanno a che fare con la professionalità di chi opera nelle scuole autonome.

Quanto al ragioniere invocato da Mereghetti in sostituzione della Rsu abbiamo ben chiaro in che stato si trova attualmente la scuola pubblica statale gestita in termini ragionieristici dal duo Tremonti-Gelmini. Lasciamo, perciò, gli onorati ragionieri a svolgere la loro missione e teniamoci ben stretti le Rsu che conoscono la realtà in cui operano.

Il paese dei balocchi in cui crede Mereghetti non è la realtà in cui operano le scuole italiane e ben venga, perciò, la presenza della Rsu quando, ad esempio, sia l’argine necessario al tentativo di qualche dirigente scolastico di far lavorare gratis chi opera nella scuola.

L’articolo di Mereghetti, dispiace dirlo di un collega, è infarcito, poi, di una serie infinita di luoghi comuni, di tesi non dimostrate ed anche di qualche solenne, mi scuso ma non  trovo altro termine, fesseria. A quest’ultima categoria appartiene sicuramente l’affermazione, implicita nel suo ragionamento, che il contratto di scuola non possa essere uno strumento per la valorizzazione del merito.



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COMMENTI
12/03/2012 - A proposito di "enti inutili".... (Franco Labella)

Nun fa fino commentare i propri contributi ma trasgredirò, per una volta, l'aurea regola. Giusto per far sapere ai lettori del Sussidiario interessati a capire l'evoluzione dell'"ente inutile" RSU (uso non la mia ma l'altrui definizione) che oltre l'80% degli elettori si è recato alle urne ed ha rinnovato le proprie rappresentanze sindacali. Se tutti gli "enti inutili" avessero queste percentuali di votanti non potremmo eliminare manco le province... Comunque sia è un successo della democrazia partecipativa con buona pace delle préfiche.

 
09/03/2012 - Qualche riflessione sui commenti (Franco Labella)

A Tonna. Mi pare difficile che la genesi, correttamente descritta, possa servire come elemento utile per giustificare la posizione espressa da Mereghetti. La scuola è un meraviglioso luogo di lavoro e non di ozio. Come tale vede al suo interno anche la nascita di conflitti fossero anche solo relativi alle diverse concezione che della medesima si hanno. Prova ne sia che chi avversa le RSU spesso sposa l'idea di scegliere i docenti, con la chiamata diretta, per omogeneità e quindi pensando a scuole per così dire confessionali. A Pellegatta. Che il Preside Pellegatta sia lieto dell'assenza delle RSU e descriva le scuole prive di rappresentanza come l'Eden è una conferma della mia tesi. Non me ne voglia, però, il Preside Pellegatta ma sarei molto lieto di ascoltare il parere dei colleghi che abitano questi paradisi. A Mereghetti. Se è bastata una sola replica a fare passare il collega dalla eliminazione della RSU alla rifondazione (comunista pure Mereghetti?), non escludo di ritrovare fra un po' Mereghetti a capo di una associazione professionale (c'è qualche eclatante esempio equamente diviso tra Nord (ADI) e Sud (ANIEF) che si trasforma in sindacato. E' la resistibile tendenza alla coerenza. Ma saremo tutti cripocomunisti evidentemente. Noto con piacere che il tema interessa e sarà interessante leggere i dati sulla partecipazione alle elezioni terminate due giorni fa.

 
08/03/2012 - Utilita' delle RSU (pino mulone)

Nell'attesa che maturi la consapevolezza che il dirigente scolastico sia eletto da chi nella scuola ci vive e ci lavora, le RSU hanno il prezioso compito di frenare le tendenze "padronali" di tanti dirigenti scolastici.

 
08/03/2012 - a proposito di democrazia partecipativa (Paola Tonna)

Il percorso che ha portato alle RSU mostra come queste siano funzionali ad altri scopi. Dalla riforma del ’97 le prospettive di osservazione sono due: quelle dell’associazionismo professionale e del sindacati. Il primo ha visto nell’Autonomia l’opportunità per i docenti di assumere nuove responsabilità contribuendo alla ricostruzione sociale della loro figura e riscattandosi da una “carriera” professionale appiattita dalla politica sindacale. Dal canto loro gli apparati sindacali, poiché l’Autonomia in un regime privatistico apriva loro altri spazi nelle scuole, premettero perchè le RSU anziché essere istituite a livello regionale, fossero di Istituto. Come nelle fabbriche. Il CCNL del ’99 le recepì a livello locale introducendo l’assurdo giuridico di utilizzare i voti di RSU locali per la rappresentatività nazionale: come se i risultati delle elezioni politiche fossero dati dalla somma dei voti delle amministrative. E’ chiaro che con questa sindacalizzazione esasperata nelle scuole si volesse contrastare il capo di istituto a cui la logica coerente della Legge aveva dato la dirigenza in quanto responsabile dei risultati e contrapporlo al “restante personale”. Anziché portare Docenti e Dirigenti a collaborare perché la scuola nella logica autonoma fosse il luogo delle responsabilità diffuse e chiudere l’epoca della conflittualità permanente si è ottenuto che le scuole da luoghi professionali divenissero luoghi della contrapposizione datore di lavoro-dipendente.

 
08/03/2012 - Lo dico da dieci anni di esperienza (Gianni MEREGHETTI)

Lo dico dopo dieci anni di RSU. Sono da rinnovare altrimenti si celebrerà presto il loro funerale e senza possibilità di recupero. Così le RSU sono inutili, trattano solo di cose particolari e perdono la loro funzione. Il mio non è un paese di balocchi, è la realtà e urge un cambiamento per ridare al sindacato la funzione che deve avere e può avere in una società che se ne sta disfando. Grazie