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SCUOLA/ A lezione di ragione: scacco al nichilismo in 3 mosse

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La verifica di un giudizio - Il Convegno dal titolo Il tempo della ragione: verifica della tradizione e coscienza critica, che l'Associazione Culturale Il Rischio Educativo e la Fondazione per la Sussidiarietà hanno promosso per sabato 10 marzo all'Università Cattolica di Milano, sviluppa alcune questioni fondamentali della costruzione di un'immagine di scuola. Esso prosegue un lavoro di diversi anni, animato dal tentativo di approfondire le osservazioni e i giudizi presenti nel Rischio educativo di Luigi Giussani, e di verificare la loro pertinenza con l'attuale situazione educativa e scolastica. Questo approfondimento è avvenuto da parte di numerose comunità di ricerca e reti di scuole che, sistematicamente, si sono ritrovate a giudicare la propria esperienza e chiarire il senso del proprio lavoro, al fine, così, di migliorarlo.


Alcune parole fondamentali - Ragione, verifica, tradizione, coscienza critica sono parole che sembrano provenire da un mondo lontano, impegnati come siamo a sviluppare piani progettuali scolastici che poco o nulla le tengono in conto; ma, forse, questa nostra pianificazione, a causa proprio della sua distanza da quelle parole, è tanto annunciata quanto gattopardescamente inetta a migliorare granché della situazione. Tali parole riportano, invece, la questione della scuola a quella fondamentale, che è la dinamica educativa, intesa come l'assunzione, da parte di un adulto, del compito di introdurre un giovane alla conoscenza e all'ampiezza della realtà, nelle tre sue accezioni, quella dell'alterità del dato, delle cose particolari e di sé, sino all'intuizione del significato.

A scuola, questo compito si realizza, anzitutto, dentro le attività e le discipline e, perciò, per quanto ci si allontana da quel dualismo tra valori e contenuti che rende inefficace ogni lezione. Perciò è sempre indispensabile rendere attiva l'educazione, facendola interagire con l'esperienza reale di ogni ora scolastica e mostrando con continuità i nessi tra la disciplina e la persona. È questo, tra le altre cose, anche l'obiettivo richiesto alla verifica personale della tradizione, elemento indispensabile di ogni percorso critico consapevole.

La dinamica educativa si deve, poi, poter estendere anche all'organizzazione della scuola, sia nella fase di direzione complessiva di un istituto che in quella della politiche scolastiche. L'equivoco, dunque, è stato e rischia di essere ancora quello di pensare all'educazione come alternativa all'istruzione (e viceversa), oppure alla scuola locale, magari paritaria, come a un quartiere isolato e perbene.

In questo senso, il compito della scuola (paritaria o statale) consiste nel dare a tutti una coscienza critica, senza cadere nella deriva di una totalità preconcetta o di una condivisione acritica.



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