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SCUOLA/ Gli idiomi regionali materia di insegnamento: sardo, friulano, ladino e albanese

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Il Parlamento europeo, foto Infophoto  Il Parlamento europeo, foto Infophoto

A scuola si insegneranno nuove lingue, anzi idiomi regionali. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri ratificando la Carta europea delle lingue regionali. L'Italia aveva firmato tale Carta nel 2000: essa tiene conto che all'interno dell'Unione europea vivono popolazioni autoctone (dunque non immigrati) che parlano una lingua diversa da quella ufficiale del Paese in cui vivono. Sarebbero circa 40 milioni le persone in questione. Compiendo questo nuovo passo, il Consiglio dei ministri rende adesso materia di insegnamento in tutto dodici nuove lingue: il catalano, il germanico, il greco, lo sloveno, il croato, il francese, il franco-provenzale, il ladino e l'occitano. Che vanno così ad affiancarsi alle tradizionali inglese, francese e tedesco. Nel comunicato rilasciato dal governo al proposito, si fa notare che "la ratifica va considerata come un recepimento formale dei contenuti della Carta dal momento che l’Italia è intervenuta con una legge in materia già nel 1999". Non solo materia di insegnamento: le lingue in questione e dunque la tutela degli idiomi locali prevede la possibilità di utilizzo nelle circoscrizioni giudiziarie e la diffusione di programmi culturali. E' da capire adesso come verrà recepita l'indicazione del governo. Intanto è da veriicare se esistono insegnanti qualificati all'insegnamento e poi quanti studenti chiederanno realmente di imparare il franco-provenzale piuttosto che il ladino tenendo conto della sempre maggior importanza di una lingua come l'inglese per le professioni del futuro, che peraltro ultimamente sta perdendo punti di fronte all'emergente cinese.  Per entrare nella Carta europea delle lingue minoritarie, sono necessarie alcune condizioni. E cioè che queste lingue siano usate "tradizionalmente sul territorio di uno Stato dai cittadini di detto Stato che formano un gruppo numericamente inferiore al resto della popolazione dello Stato; e diverse dalla(e) lingua(e) ufficiale(i) di detto Stato; questa espressione non include né i dialetti della(e) lingua(e) ufficiale(i) dello Stato né le lingue dei migranti". L'indicazioen della Carta europea poi prevede altri punti di utilizzo: b) per «territorio in cui è usata una lingua regionale o minoritaria» si intende l'area geografica nella quale tale lingua è l’espressione di un numero di persone tale da giustificare l'adozione di differenti misure di protezione e di promozione previste dalla presente Carta.



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