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SCUOLA/ Quel "patto" scellerato tra governi e prof che fa fuori 1000 anni di cultura

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Vittore Carpaccio, Sant'Agostino nello studio (1502; immagine d'archivio)  Vittore Carpaccio, Sant'Agostino nello studio (1502; immagine d'archivio)

Seguirebbe quindi un “buio” Medioevo, in cui per mille anni (1000!) non viene prodotto nulla che sia degno di essere letto, fino alla nascita come per incanto delle letterature volgari, e Dante. Sì, certo si dice qua e là con fare erudito che ci sono dei modelli latini, che nessuno però conosce e di cui si deve solo fare lo sforzo mnemonico del nozionismo. E così un povero studente non capirà mai che cosa intercorre tra il De consolatione Philosophiae di Boezio (VI sec. in.) e la Rhetorica Novissima di Boncompagno da Signa o l’Anticlaudianus di Alano (XII sec.), per stare alle più diffuse menzioni erudite da manuale di Letteratura italiana di terza superiore.

Questa visione della storia, della cultura e della letteratura europea poggia tutta sulla lettura ideologica dell’umanesimo-rinascimento, data dall’epoca illuminista e romantica, che è stata la vera epoca della rottura col passato, in cui si è prodotta la progressiva separazione dalla tradizione letteraria latina nel suo complesso, salvando da essa solo la letteratura grosso modo tra Cesare e Tacito; appunto. La giustificazione veniva dalla lettura ideologica dell’umanesimo e della sua riscoperta dei “classici”, dimenticando che la polemica con i tardo scolastici e gli averroisti di Padova verteva principalmente sul canone linguistico da adottare, e che i più grandi umanisti avevano confidenza tanto con Cicerone che con Agostino, con Virgilio e Prudenzio o Venanzio Fortunato ecc.

Questa visione “(pseudo-)filologica” si impose da ultimo massivamente con i Ginnasi di impronta idealistica, tedeschi prima e italiani poi. Il resto andava bene per chi si occupava del latino della messa o dei preti, con senso ovviamente dispregiativo. Il risultato oggi – e tralascio le implicazioni culturali del dopo sessantotto, della caduta libera della qualità e quantità degli studi umanistici in generale e nei licei in particolare (ovviamente riflesso degli insegnanti formati da una certa università) – è che un ragazzo saprà citare (forse...) Appio Claudio Cieco, Cincio Alimento e Fabio Pittore, di cui non rimane nulla o quasi, e non avrà mai letto una sola pagina di Agostino, di Boezio, di cui forse a stento ha incontrato i nomi, mentre sicuramente non saprà dell’esistenza di Cassiodoro, Isidoro di Siviglia, né di Beda e della sua “Storia”. Né, per fare ancora qualche esempio, potrà avere coscienza del fatto che i Dialoghi di Gregorio Magno ebbero un’immensa fortuna nel mondo di lingua greca, tanto da ricevere l’appellativo di Gregórios, ho diálogos, o che il vescovo Ambrogio è tutt’oggi conosciuto e stimato nella cultura ortodossa greca e russa, per la sua produzione di inni.



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COMMENTI
09/03/2012 - viva il latino! (alberto cremona)

Grazie per l'articolo: è proprio così, si vuole uccidere l'Europa, la si vuole povera e serva e si controlla il pensiero degli europei anche e soprattutto tagliandone le radici. Il controllo del pensiero planetario da parte LORO (e ognuno sa di chi parlo) sta raggiungendo livelli gravissimi. Basti dire che se non la si pensa come LORO e lo si dice si finisce direttamente in galera! Ci tengono nella paura, nella falsità, nell'imbecillità, nel rimbambimento calcistico e nella pornografia per distruggerci.