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SCUOLA/ Quel "patto" scellerato tra governi e prof che fa fuori 1000 anni di cultura

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Vittore Carpaccio, Sant'Agostino nello studio (1502; immagine d'archivio)  Vittore Carpaccio, Sant'Agostino nello studio (1502; immagine d'archivio)

Ovviamente nessuno dice che questi autori e non i primi citati hanno svolto un ruolo immenso nel corso della storia europea anche nel rapporto con le letterature nazionali. E che sono esistiti generi letterari nati in quella famigerata età di crisi, fioriti poi lungo il corso di 1500 anni e infine scomparsi, guarda caso, proprio tra la metà del ’700 e l’800, come per esempio la cosiddetta “epica biblica” nata nel 330 con lo spagnolo Giovenco – tra le letture canoniche, tanto di un Petrarca [Ecloga 10, vv. 311-325] (ma qualcuno a scuola ha mai letto la sua assai più vasta e, ai suoi stessi occhi, più importante produzione latina?), che di un Erasmo (altro autore ‘latino’ ignorato) – e continuata in lingua nazionale p. es. da Milton.

Si ha pertanto la (vaga?) sensazione che nel corso degli ultimi 200 anni in Europa l’istruzione formalizzata in mano agli stati nazionali abbia operato una precisa selezione del “passato”, eliminando tutto ciò che non entrava nel letto di Procuste di una ragione razionalistica, laicista e positivistica. Noi postmoderni, che veniamo dopo, spesso scopriamo intere “civiltà sepolte” come atlantidi riemerse, se va bene in studi specialistici postuniversitari. La lingua latina è stata pertanto il medium linguistico di una cultura “paterna” – riprendo una meravigliosa intuizione terminologica e culturale dal dossier di Linea Tempo, 15, 2001 – trasmessa cioè per via magisteriale, autorale e istituzionale che ha co-formato la civiltà occidentale, insieme alle di volta in volta native culture “materne”, come le lingue che le esprimevano.

Ma il latino è anche stata la forma linguistica di un universalismo culturale, religioso e talvolta anche politico. E questo, a mio avviso, è il vero nemico contro cui si è scagliata la modernità. Il latino è stata la lingua dell’unità politica romana del Mediterraneo, quindi dell’unità religiosa della sua pars occidentis, quindi anche della temporanea nuova unità politica dell’Europa e infine comunque e sempre ininterrottamente la lingua internazionale della cultura fino all’età moderna. La lingua e la cultura latina sono state per moltissimo tempo iperonime delle lingue e delle culture nazionali europee e quindi inevitabile punto di confronto. Qualcuno si ricorda che formazione hanno avuto ancora i nostri massimi scrittori dell’800, Leopardi e Manzoni? O un modernissimo come Pascoli? Dunque fino al XVIII sec. la lingua e cultura latina hanno svolto una funzione essenziale, per quanto variamente espressa nelle diverse epoche, sul piano della generazione e circolazione della cultura.

Da allora rapidamente si è consumata una clamorosa rottura, anch’essa variamente interpretata ed espressa, ma che, comunque sia, oggi nega agli europei la coscienza di una cultura identitaria. E uno che non ha coscienza di sé come origine e come identità è facile preda di qualunque forma di potere.

 

(2 – continua)



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COMMENTI
09/03/2012 - viva il latino! (alberto cremona)

Grazie per l'articolo: è proprio così, si vuole uccidere l'Europa, la si vuole povera e serva e si controlla il pensiero degli europei anche e soprattutto tagliandone le radici. Il controllo del pensiero planetario da parte LORO (e ognuno sa di chi parlo) sta raggiungendo livelli gravissimi. Basti dire che se non la si pensa come LORO e lo si dice si finisce direttamente in galera! Ci tengono nella paura, nella falsità, nell'imbecillità, nel rimbambimento calcistico e nella pornografia per distruggerci.