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SCUOLA/ C’è un metodo che aiuta la tradizione a "vivere" di nuovo

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Raffaello, Scuola di Atene (1509-10, particolare; immagine d'archivio)  Raffaello, Scuola di Atene (1509-10, particolare; immagine d'archivio)

b) Adeguatamente: del modo. Se un atteggiamento realista ci suggerisce facilmente che il metodo di conoscenza di un oggetto è imposto dall’oggetto stesso, e il latino è innanzitutto una lingua storico-naturale, non dovrebbe essere difficile pensare che l’unico metodo ragionevole per il suo apprendimento sia quello di qualunque altra lingua storico-naturale. Applicato alle lingue classiche si chiama metodo natura la cui spiegazione e motivazione è già stata ampiamente sviluppata lungo tutto il corso del ’900; basta avere la pazienza di andare a cercare e di leggere. Ma se qualcuno anche accetta questo semplice sillogismo, si arresta poi al topos della “lingua morta”. Della scorrettezza concettuale, si è già detto precedentemente, della reale situazione attuale, resta da dire. Innanzitutto esistono, ovviamente con gradi di competenza diversi, in diverse parti del pianeta soggetti in grado di produrre “atti linguistici”, in forma orale e scritta, in latino. Esiste cioè in qualche misura una “comunità di parlanti” latino. Esistono poi diverse istituzioni, scuole e accademie , circoli locali e internazionali, stazioni radiofoniche e circoli culturali che faticosamente alimentano il Latino “vivo”.

Qualcuno, quindi, dalla cui “bocca” è possibile riprendere la trasmissione diretta della lingua, esiste. Occorre avere il desiderio e l’umiltà di tornare ad imparare quello che si credeva già di sapere. Come ognun sa, la cosa più difficile. E qui forse giova ricordare che nella conoscenza gioca necessariamente la moralità del singolo. La discussione a riguardo della possibilità ed efficacia del metodo natura mi sembra un problema analogo alla scoperta dei microorganismi da parte di Pasteur: un problema di moralità nella conoscenza. Certo, non si troverà ovunque il latino ciceroniano, ma perché mai si dovrebbe? Certamente, poi, occorre oggi uno sforzo maggiore, perché il fossato è stato scavato e le possibilità di questo apprendimento sono percentualmente ridotte. Tuttavia la possibilità esiste: fosse anche che nessuno oggi sia più in grado di produrre atti linguistici in latino, esiste l’immenso corpus testuale, con abbondanza di manuali e strumenti didattici prodotti, come si è già detto, a partire dal III sec. d.C., fino al recente validissimo manuale di H. H. Ørberg.

Ora come allora la possibilità di apprendere il latino dalla “voce” degli scrittori esiste. Se a ciascuno fosse data la possibilità dei rudimenta latinitatis, che costituiscano la chiave di accesso minima ai testi, poi potrà decidere autonomamente a quale livello di raffinatezza lessicale, stilistica e retorica vuol progredire. Sarei davvero curioso di vedere quanti aprioristici detrattori del metodo natura raggiungerebbero in proprio i raffinati livelli della concinnitas ciceroniana, la cui assenza imputano all’apprendimento in età scolare. 



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