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SCUOLA/ Gontero (Agesc): la chiamata diretta dei prof "premia" le famiglie

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Roberto Gontero, presidente di Agesc (immagine d'archivio)  Roberto Gontero, presidente di Agesc (immagine d'archivio)

Chi sono i veri destinatari del servizio che una scuola offre? A mio modo di vedere – ma penso di non essere il solo – sono gli studenti. Essi hanno diritto ad avere i migliori professionisti. Questo è possibile solo se la scuola, non «la scuola» in generale, ma la scuola frequentata, le scuole del territorio, divengono il centro.

È questa l’autonomia che difendete?

Noi partiamo dal punto di vista della scuola pubblica paritaria. Le scuole dei nostri aderenti vengono da una tradizione di autonomia della quale hanno anche pagato le conseguenze, perché autonomia per le paritarie vuol dire anche sobbarcarsi molti oneri, compreso quello di scegliersi direttamente gli insegnanti accettando che possano rivelarsi non all’altezza del compito istituzionale ed educativo che viene loro affidato. Per il resto, è giustissimo che ci sia l’obbligo di organizzare un concorso, ed è giusto che chi ne ha diritto siano persone abilitate.

A proposito di scuola paritaria. A che punto siamo in tema di libertà di scelta?

Molto indietro. È l’altro fronte che come genitori ci interessa direttamente: oggi una vera libertà di scelta, infatti, non c’è. O i genitori non possono accedere alla scuola paritaria perché non ne hanno le risorse economiche e quindi sono discriminati, pur essendo le scuole paritarie parte del sistema nazionale di istruzione; oppure le famiglie che vi accedono pagano due volte, con la retta e con le tasse. Dov’è la libertà di scelta se esiste un 12 per cento di famiglie che manderebbero i figli in una scuola non statale, ma non possono permetterselo?

Che cosa si deve fare?

Attuare quelle riforme che mettono al centro la libertà delle famiglie di scegliere l’educazione dei propri figli, ricollocando il patto scuola-famiglia al centro del progetto educativo. Certamente l’articolo 8 è un importante passo in questa direzione; ma va in questo senso anche il disegno di legge sulla nuova governance degli istituti scolastici, che auspichiamo venga approvato in tempi rapidi. Occorre restituire la scuola dello Stato ai soggetti della comunità educante scolastica fatta da dirigenti e docenti ma anche dai genitori.

Cosa pensa di quello che sta facendo il ministro Profumo?

A Roma ho sentito il ministro parlare di «comunità scolastica» e della necessità di rifondare gli istituti scolastici in chiave di maggiore autonomia, non solo didattica ma anche gestionale e finanziaria. Diceva che occorre trasferire più risorse alle scuole in modo che possano gestire una parte dell’organico. Benissimo. Non dimentichiamoci però che occorrono risorse.

Risorse in un periodo di crisi economica?



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