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SCUOLA/ Diventeremo il Paese del liceo artistico?

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Perciò il futuro del liceo delle scienze applicate e del liceo dell’economia e delle scienze sociali si giocherà su questo piano, più che sul numero di ore delle diverse materie. E, dal punto di vista della sua utilità sociale, andrebbe anche valutato l’impatto della licealità italiana.

La licealità italiana è basata sulle humanities, direbbero gli anglosassoni, coerentemente all’ipotesi che sia utile che il ceto dirigente abbia una formazione meno fredda e secca di quella che deriverebbe da studi scientifici o (Dio guardi...) economici.

Idea tradizionalmente europea, non solo italiana. Anche gli inglesi dell’Impero vittoriano studiavano storia ed anche letteratura e poi andavano a fare i funzionari imperiali, misurandosi con il diritto, l’economia, l’organizzazione sociale. Ma l’asse italiano è sostanzialmente filologico- letterario, anche a causa delle scelte “curriculari” operate dopo l’unità dal grande ministro dell’istruzione e grande letterato Francesco De Sanctis che pensò di formare i nuovi italiani attraverso la storia della letteratura, in mancanza di una vera storia unitaria fra le varie e variegate parti di cui era stato composto il nostro paese.

Ma come ne è uscita e ne esce la nostra classe dirigente? Piena di retorica, di eloquenza vacua e di “umanità” nel senso di remissione dei peccati (...nihil humani a me alienum puto).

Forse un po’ di freddezza e di secchezza degli studi scientifici ed economici non guasterebbe. 



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