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SCUOLA/ 2. La "carta" del Miur paralizza la didattica, un vademecum per liberarsene

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Il mercato dell'editoria scolastica è come un mostro che divora se stesso: libri che escono in continuazione e quattro volte su cinque finiscono fuori mercato in pochi anni, autori malpagati, la pletora dei rappresentanti che girano le sale professori a blandire l’adozione, sale professori ripiene di copie saggio abbandonate (chi le paga?), ed ora, come una ciliegina sulla torta, la versione digitale.

La versione digitale va bene, anche perché fa da base alla produzione di quella cartacea e viene molto spesso prodotta dall’autore prima e fuori dalla casa editrice. Non è quella l’apertura alle nuove tecnologie che, fatta così, assomiglia maledettamente all’utilizzo dell’informatica come strumento per complicare la vita e aumentare la carta.

Proviamo allora a rigirare la questione dei libri di testo che, così come sono, mi ricordano la diatriba sui medicinali a marchio e gli equivalenti. La questione si è risolta quando il ministero si è messo a far pagare un ticket aggiuntivo sui primi ed ha poi obbligato i medici di base a proporre all’assistito il farmaco equivalente di minor costo.

Penso a pochi testi di riferimento: ma davvero pochi e che siano dei reference. Qui la carta serve. Una mia ex alunna ritornata in Serbia a finire il liceo mi raccontava che da loro esistono delle grandi raccolte di esercizi e che compiti in classe e temi d’esame vengono scelte per sorteggio su di esse (qui la carta non serve e dunque ben venga il Pdf a costo zero).

Diamo alle scuole, nell’ambito della autonomia, il diritto di non fare le adozioni (o di ridurle drasticamente per alcune materie) e di proporre alle famiglie di investire il risparmio su tre fronti: a. acquisto di un tablet di proprietà dell’alunno (si evitano le complicazioni organizzative dei beni in proprietà alla scuola con tutte le problematiche di custodia e di tenuta in efficienza); b. versamento alla scuola di una cifra (diciamo 50 euro ad alunno) da investire esclusivamente in tecnologia (copertura wifi dell’edificio, Lim) per garantire che a scuola si possa fare un utilizzo ordinario e intensivo della rete; c. azioni di formazione del personale con finanziamento diretto alle scuole per insegnare ai docenti ad usare la rete come strumento di ricerca. In effetti ci troviamo di fronte ad una strana contrapposizione: gli studenti smanettano, cercano, copiano a velocità stratosferica, ma non sanno cosa cercare e soprattutto non sanno selezionare; i docenti sanno selezionare e giudicare la qualità dei materiali in rete, ma molto spesso sono lenti, mal disposti e hanno comunque tutti gli handicap che non hanno i nativi digitali; d. creazione di banche dati per libera associazione di scuole e per gruppi di interesse in cui il lavoro di selezione venga condiviso anche a distanza come è nella logica democratica della rete. 



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COMMENTI
15/04/2012 - LA BUROCRAZIA ASFISSIA LA SCUOLA (Vincenzo Pascuzzi)

Condivido le osservazioni critiche all’editoria scolastica: «Il mercato dell'editoria scolastica è come un mostro che divora se stesso: libri che escono in continuazione e quattro volte su cinque finiscono fuori mercato in pochi anni, autori malpagati, la pletora dei rappresentanti che girano le sale professori a blandire l’adozione, sale professori ripiene di copie saggio abbandonate (chi le paga?), ed ora, come una ciliegina sulla torta, la versione digitale». Idem riguardo ai decisori politici e alla burocrazia ministeriale che inventano LORO “qualunque cosa pur di ostacolare libertà, fantasia e progettazione didattica”, come nota S.P., invadendo e condizionando l'attività dei docenti. Sono di questi giorni alcuni articoli proprio sulla burocrazia nella scuola che segnalo a chi ne avesse interesse: “La scuola, la burocratopoli italiana” di Alex Corlazzoli: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/scuola-burocratopoli-italiana/203905/; “L'accademia della burocrazia“ di Giorgio Israel sul suo blog: http://gisrael.blogspot.it/2012/04/laccademia-della-burocrazia.html e “la scuola infestata dalla burocrazia e colonizzata dall’Invalsi” minimo contributo dello scrivente: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120413175630

 
14/04/2012 - Circolari e bolli tondi? (Sergio Palazzi)

Caro Cereda, c'è poco da aggiungere ad una analisi impeccabile. Semmai chiosare. Ridicolo pensare ad una dozzina d'anni fa, quando ero uno dei pochi italiani ad aver pubblicato un testo nuovo integralmente in rete, e mi sentivo dare del fanatico perché dicevo di utilizzare ANCHE dei materiali non cartacei open source e non solo i prodotti dell'editoria scolastica vecchi, ridondanti e costosi... ed oggi sono obbligato a usare "testi misti" che nascono vecchi, sono esili all'estremo e non meno costosi, ma che non potremo cestinare per oltre un lustro. Ci inventiamo qualunque cosa pur di ostacolare libertà, fantasia e progettazione didattica. Viene in mente a qualcuno che le scuole più innovative (ovviamente la vedo da un istituto tecnico) non sono un mercato sufficiente perché vengano editi libri proporzionati e sostanziosi, per cui da sempre per le materie più specifiche vi si usano testi universitari o manuali specialistici? E naturalmente dispense autoprodotte, oggi tanto più facili da aggiornare direttamente su un blog? Raus! Alles verboten! Via il grande manuale che durerà una vita e costa 50 euro, corriamo tutti a comprare dei simil-depliant turistici "non-usa"-e-getta, che costano 20 euro per ciascuno dei 3 anni. C'è anche l'altro lato della medaglia, ovvio: trovi i colleghi preoccupati "aiuto, lo studente potrebbe pensare di acquistare solo quello elettronico, per risparmiare"... Anatema! la modulistica on line non ha lo spazio per apporre il bollo tondo, qui crolla il sistema!