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SCUOLA/ 1. Paritarie meno "digitali" delle statali? No, solo meno spendaccione

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Se la riposta è la prima ipotesi ritengo il dato non corretto in relazione ad una chiave di lettura di quanto gli strumenti in dotazione siano utilizzati per la filosofia gestionale che caratterizza le scelte di investimento delle scuole paritarie (non si investe in strumenti costosi per non utilizzarli).

La seconda chiave, a mio avviso più logica, porterebbe a ritenere che nelle scuole paritarie in cui si è fatta questa scelta, l'utilizzo degli studenti è simile a quelli delle scuole statali:  41,2% per l'uso singolo, e 54,9% per i gruppi, mentre l'utilizzo dei docenti è comprensibilmente superiore per quanto ho espresso più sopra: 92,8% per l'uso singolo, e 78,1% per i gruppi.

Questa situazione di gap strumentale tra scuola statale e paritaria, a conclusione, non deve, in ogni caso, far dimenticare i risultati che le scuole paritarie ottengono circa i livelli di apprendimento.

Le caratteristiche fondanti il progetto educativo e formativo delle scuole paritarie del settore monitorato dal Ministero è una particolare attenzione all'alunno, alle sue esigenze formative ed educative con l'attuazioni di attività ed iniziative didattiche volte a fargli superare le difficoltà e gli esiti oggettivi rilevati dalle prove Invalsi attraverso la prova somministrata in occasione dell'esame di terza media  sono, a dir poco, confortanti, ma poco reclamizzati, poiché superiori agli esiti medi dei risultati degli studenti frequentanti le scuole statali. A questo proposito basta leggere l'articolo di Tommaso Agasisti sul tema.

A conclusione è sicuramente indispensabile che le scuole paritarie debbano per far fronte all'ineluttabile necessità di avviare un percorso virtuoso verso una modalità didattica innovativa e più vicina ai linguaggi dei cosiddetti nativi digitali, oltre all'auspicio di un loro riconoscimento a pieno titolo quali scuole dell'unico sistema nazionale di istruzione e formazione, per rompere la logica di una sterile contrapposizione ed entrare in una logica di lavoro comune per ottenere un miglioramento complessivo degli apprendimenti dei nostri studenti.



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COMMENTI
15/04/2012 - Cosa è ridicolo? (Giuseppe Crippa)

Signor De Nicolao, è un vero peccato che la sua corretta precisazione sui bilanci delle scuole statali preceda un giudizio (potrei dire, come ha fatto Lei, “ridicolo”, ma mi limito a dire “discutibile”) sulla presunta incostituzionalità di finanziamenti alle scuole paritarie. Quando legge l’art. 33 della Costituzione non si fermi al terzo capoverso, legga almeno le tre righe successive: “La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali” e si interroghi sul significato del termine “EQUIPOLLENTE”.

 
15/04/2012 - Tutti fanno i conti col bilancio! (Pietro De Nicolao)

Nell'articolo si dice «La causa, quindi, è semplice: le scuole paritarie debbono fare i conti con i propri bilanci». Ricordo che TUTTE le scuole (anche quelle pubbliche) devono fare i conti con il proprio bilancio. Ogni scuola ha una sua dotazione finanziaria ben definita (ultimamente piuttosto scarsa) che riceve dallo Stato, a cui si sommano i contributi volontari delle famiglie ed altre eventuali piccole entrate dagli enti locali. E la somma delle spese non può essere maggiore della somma delle entrate. Il Consiglio di Istituto annualmente approva il Programma Annuale (bilancio preventivo) con dei precisi importi assegnati ad ogni voce di spesa. È ridicolo far finta di non sapere che le scuole pubbliche sono in sofferenza finanziaria a causa dei tagli all'istruzione, mentre continuano impuniti i finanziamenti INCOSTITUZIONALI alle scuole private (o paritarie).