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SCUOLA/ Ecco perché la cultura classica "aiuta" la conoscenza

La cultura classica, spiega ANTONIO COCOZZA, negli ultimi secoli ha avuto fortune alterne ma certamente rappresenta una base solida per lo sviluppo della nostra cultura e per i giovani

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La cultura classica negli ultimi secoli ha avuto fortune alterne, ma come tenterò di spiegare in questo contributo, rappresenta sicuramente una base solida per lo sviluppo della nostra cultura e offre valide prospettive ai giovani per l’acquisizione di ulteriori conoscenze e competenze, oggi sempre più necessarie nell’evoluzione della Net Economy e della Knowledge Society.

Come ha sostenuto recentemente Umberto Eco, “tutti sappiamo che, per dirla in parole povere e con inevitabili anglicismi, il futuro sarà sempre più dominato dal "software" a scapito dello "hardware", ovvero dalla elaborazione di programmi più che dalla produzione di oggetti che ne consentono l'applicazione. Steve Jobs è diventato quel che è diventato non perché ha progettato degli oggetti che si chiamano computer o tavolette (che ormai li costruiscono i paesi del Terzo mondo) ma perché ha ideato programmi innovatori che hanno reso i suoi computer più efficienti e creativi di quelli di Bill Gates.

Quindi, anche nel mondo della tecnologia, l’avvenire è di chi sappia ragionare in modo da inventare programmi. E si dà il caso che chi abbia fatto una tesi di logica formale, di filologia classica, di  filosofia, abbia allenato una mente più adatta a inventare programmi (che sono materia del tutto mentale) di chi abbia studiato come fabbricante di “ferraglia”. Naturalmente conosco laureati in ingegneria che sanno inventare ottimi programmi ma che, appunto e guarda caso, hanno anche un'ottima cultura umanistica, e non di rado hanno studiato bene il loro latino e il loro greco al liceo”.

Del resto, lo stesso Platone a proposito della conoscenza nella Repubblica ricorda l’importanza delle scienze ed enumera cinque discipline matematiche: l’aritmetica, cioè l’arte del calcolo, la geometria come scienza degli enti immutabili; l’astronomia come scienza del movimento dei cieli; la musica come scienza dell’armonia. Queste discipline costituiscono la propedeutica della filosofia: esse preparano il filosofo alla scienza suprema, la dialettica, la scienza delle idee.

In atre parole, possiamo affermare che il futuro è certamente di chi sappia con mente agile unire le "due culture" umanistica e scientifica e per raggiungere questo obiettivo la conoscenza dei classici ha un ruolo fondamentale.

Ma i classici hanno un ruolo essenziale nel campo delle scienze sociali, dove si sviluppa la mia attività didattica e di ricerca, come il diritto e la giustizia, la politica, ma anche l’etica e l’economia. A questo proposito, come sostiene Aristotele, nel Libro V sull’etica, "La giustizia è la virtù più efficace, e né la stella della sera, né quella del mattino sono così meravigliose, e citando il proverbio diciamo: nella giustizia ogni virtù si raccoglie in una sola. Ed è una virtù perfetta al più alto grado perché chi la possiede è in grado di usare la virtù anche verso gli altri e non soltanto verso se stesso".

Aristotele individua due grandi tipologie di giustizia: quella distribuiva, che ha il compito di corrispondere riconoscimenti e/o beni ai componenti della comunità; e quella correttiva, che si propone di rendere più equa ed accettabili i vantaggi e gli svantaggi che caratterizzano i rapprorti sociali e contrattuali tra le persone della stessa comunità.