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SCUOLA/ Ecco perché la cultura classica "aiuta" la conoscenza

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L’economia, dunque, per crescere sana ha bisogno di comportamenti etici, di fiducia e di rispetto delle leggi, delle istituzioni e delle persone (azionisti, clienti, collaboratori, fornitori) .

E a questo proposito del rapporto tra etica ed economia è necessario ricordare l’impressionante attualità della massima di Luigi Sturzo, con la quale sostiene che: “L’economia senza etica è diseconomia”.

Questa verità dovrebbe indurre comportamenti economici e professionali più coerenti, poiché nel nuovo scenario economico globale l’impresa svolge certamente una funzione produttiva, ma assume sempre più anche una funzione di Responsabilità sociale, di accountability nei confronti di tutti i suoi stakeholders, così come dovrebbero fare le stesse pubbliche amministrazioni, a partire dalla scuola e dall’università.

Si tratta di istituzioni che hanno come mission istituzionale il miglioramento dei processi, dei metodi e dei risultati educativi, verso una logica di sempre maggiore personalizzazione, in una prospettiva di lifewide learning. Processi che dovrebbero premiare il merito e garantire pari opportunità di partenza, che non si rivolgono ad uno studente medio,generico e indistinto, per questo inesistente, ma a coloro che hanno lacune da colmare e/o quelli che possono raggiungere livelli di eccellenza. Per queste ragioni il sistema dell’education nell’identificare la sua nuova mission strategica non dovrebbe porsi il solo obiettivo di fornire a bravi professionisti o operai quell’insieme di conoscenze e competenze necessarie per far fronte alla forte dinamicità del mercato del lavoro, ma  soprattutto quello di formare buoni cittadini, rispettosi delle leggi e animati da un alto senso civico da porre al servizio della comunità di appartenenza. 

In definitiva, la cultura classica rappresenta uno strumento fondamentale di conoscenza che offre ai giovani la possibilità di formarsi, crescere e confrontarsi con i concetti chiave che caratterizzano il percorso euristico del nostro Osservatorio e potrebbero orientare il futuro del nostro sistema educativo: autonomia, responsabilità, attenzione all’altro e ricerca del dialogo.

Infatti, a proposito di questi concetti, come faceva notare Emone a Creonte nell’Antigone di Sofocle: “anche altri potrebbero avere ragione […] Non portare dentro di te un solo pensiero, non credere che soltanto quello che tu dici è giusto e nient’altro. Chi crede di essere l’unico a pensare, di avere animi e parole impareggiabili, si rileva vuoto quando gli si guarda dentro. Per quanto un uomo sia saggio, non è vergogna imparare molte cose, ed essere flessibili […] è giusto anche imparare dalle parole degli altri, quando dicono cose giuste”.

Dunque, si possono sempre imparare cose nuove nel corso della vita e  si può imparare da tutti i nostri interlocutori, compresi quelli con i quali pensiamo di non dover condividere nulla o “quasi nulla”.

Una verità che mette in evidenza lo stesso Aristofane nella commedia “Gli uccelli” sostenendo che: “potria pur dai nemici imparar qualcosa il saggio”.

Guardando al futuro e partecipando consapevolmente alla sua realizzazione, ritengo sia necessario un impegno in prima persona nello sviluppo di un’economia non subordinata al dominio della tecnologia o al culto della ricchezza materiale e una società basata su un paradigma antropocentrico, che ama e favorisce la ricerca e la conoscenza, in vista dell’avvento di un nuovo umanesimo.

In questa prospettiva di ricerca e di dialogo, Platone nell’Apologia di Socrate, ci ammonisce ricordando che una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta, e scrive una frase lapidaria: “… un’esistenza priva di curiosità (ricerca della conoscenza) non è umana vita”.



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