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SCUOLA/ Caro ministro, non basta un clic per educare i giovani

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

L’Atto di indirizzo recentemente firmato dal ministro Francesco Profumo (3 aprile), riguardante le priorità politiche sulle quali concentrare l’impegno del Miur nel 2012, rappresenta un ampliamento e un’attualizzazione del precedente manifesto programmatico del novembre 2011. 

Nel documento di novembre il ministro indicava, per quanto riguarda l’Istruzione, una serie di finalità strategiche, che si possono sintetizzare in obiettivi indirizzati agli ordinamenti e al personale della scuola (riduzione del precariato; attivazione della formazione iniziale dei docenti e di procedure concorsuali; incremento dell’autonomia scolastica) e obiettivi orientati a collegare la scuola con l’ambiente esterno (mondo del lavoro; sistema nazionale di valutazione). Un particolare rilievo, già dal novembre scorso, assumeva l’impiego delle nuove tecnologie sia nella pratica didattica quotidiana, che nell’ottica, cara al ministro, della digitalizzazione dell’insieme delle funzioni amministrative che competono alla scuola. Da qui nascono, tra l’altro il portale “La scuola in chiaro” e l’anagrafe online della professionalità docente (entrambi nel sito del Miur).

Nel mese di dicembre 2011 è avvenuto, poi, un importante passaggio che spiega le ultime uscite del ministro, e cioè la delega per l’innovazione tecnologica conferita al titolare di Viale Trastevere, che copre un’ampia gamma di competenze. Oltre all’innovazione tecnologica, la delega al ministro Profumo concerne lo sviluppo della società dell’informazione e delle connesse innovazioni per le amministrazioni pubbliche, i cittadini e le imprese, con particolare riferimento alle strutture, tecnologie e servizi in rete; il potenziamento dell’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione; la diffusione  della cultura informatica e digitale. 

Si può dire che tutta la digitalizzazione della pubblica amministrazione, anche in ordine alla riduzione degli sprechi e all’aumento della produttività (due indici che tradizionalmente vedono il nostro apparato burocratico soffrire di carenze e lentezze ataviche), passerà, vuoi per impulso diretto, vuoi per compiti di coordinamento, dal ministero della Istruzione, Università e Ricerca. 

Il nuovo Atto di indirizzo, quello formalizzato il 3 aprile e reso pubblico il 10, è appunto espressione di una curvatura dell’interesse del ministro per l’innovazione tecnologica, argomento del quale sono costellati tutti i suoi interventi pubblici. 

Nel nuovo Atto si premette, infatti, con una enfasi inconsueta, che “l’istruzione, la formazione, la ricerca e l’innovazione tecnologica sono essenziali per l’educazione dei giovani ed il loro futuro e per lo sviluppo sociale ed economico del nostro Paese”. Il documento prosegue affermando che è di fondamentale importanza nel Paese “promuovere lo sviluppo di un’agenda digitale secondo quanto previsto dalla Digital Agenda for Europe, strettamente collegata agli obiettivi della Strategia Europa 2020”. 

Qui si apre un altro importante capitolo, riguardante l’incremento delle tecnologie d’informazione e comunicazione (Tic) in chiave europea, sul quale vale la pena spendere due parole. Nei documenti europei, lo slogan “internet per tutti” è collegato alla crescita dell’occupazione (anche nei settori tecnologici). Ma, si legge sempre nei rapporti dell’Agenda digitale europea, l’Ue non investe abbastanza in Tic. L’investimento europeo attuale è meno di metà di quello degli Usa. Da qui la necessità del miglioramento di infrastrutture di prima classe e di finanziamenti adeguati per attirare in Europa i migliori ricercatori. 



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