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SCUOLA/ Concorso presidi, i "buchi neri" preparano i nuovi ricorsi

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Il concorso per dirigenti scolastici è nato male e, probabilmente, sta crescendo ancor peggio.

Prima il Miur ha fatto la sua parte: nel bando non ha tenuto conto delle sentenze della Ue che equiparano il servizio a tempo determinato a quello a tempo indeterminato (e sono fioccati i primi ricorsi), nella scelta dei quiz da somministrare nella prova preselettiva alcuni non avevano nulla a che vedere con il ruolo e i compiti del Dirigente nella gestione di una scuola, per non parlare di quelli con risposte ambigue (per questo sono arrivati altri ricorsi).

Successivamente il Miur non ha voluto intraprendere una strada che avrebbe sicuramente evitato tanti guai: bastava che le tracce delle due prove scritte fossero scelte dal Ministero, uguali su tutto il territorio, e trasmesse in simultanea alle commissioni per via telematica. Questo avrebbe messo tutti i candidati sullo stesso punto di partenza; inoltre avrebbe consentito al Miur di indicare alle commissioni dei criteri di valutazione.

Al contrario, ogni commissione ha formulato le tracce delle due prove come ha ritenuto più opportuno. Così è capitato che in alcune Regioni soprattutto la traccia della seconda prova non sia stata coerente col bando e solo poche commissioni abbiano saputo interpretare correttamente gli elementi che il bando riteneva caratterizzanti la seconda prova, e cioè: risoluzione di un caso che riguarda la gestione dell’istituzione scolastica, da cui emerga la strategia di direzione anche in rapporto alle esigenze formativa del territorio.

Nello specifico, nelle tracce proposte in Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna non è presente il minimo accenno alle esigenze formative del territorio.

Alcune tracce, poi, sono quante mai vaghe e problematiche: basta pensare alla tematica dei “progetti finanziabili” del Friuli-Venezia Giulia, alla costruzione di un “piano strategico” di una scuola proposta nelle Marche quale seconda  prova (sarebbe stata più indicata per la prima).

Vi è comunque qualche lodevole eccezione, ad esempio la commissione dell’Umbria non solo ha proposto la risoluzione di una caso (calo di iscrizioni) ma ha anche indicato chiaramente quali fossero gli elementi da sviluppare (strategia, obiettivi, fasi del percorso, monitoraggio, verifica), in altre parole ha suggerito la costruzione di un progetto che, secondo noi, era una delle modalità più efficaci per essere coerenti col bando.

In alcune commissioni, poi, il rapporto con gli enti locali è stato inserito nella traccia della prima prova, mentre manca del tutto nella seconda (ad es. Toscana e Sicilia)

Come se tutto questo non bastasse per gettare i presupposti di una disparità di trattamento fra le varie Regioni, alcune commissioni non hanno pubblicizzato i criteri adottati per la valutazione degli elaborati: speriamo che almeno li abbiano adottati e inseriti nei verbali, altrimenti fioccheranno altri ricorsi.



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COMMENTI
30/04/2012 - Come sempre il professor Cassina dimostra acume (Luigi Gaudio)

Infatti mi sembra evidente che ci sia stata una disparità di scelte delle commissioni sia riguardo al taglio delle tracce, sia riguardo ai criteri di correzione. Ad esempio, in alcune regioni è stata determinante la sinteticità del testo, ma i candidati non l'hanno saputo prima. Così hanno magari profuso tutto il loro sapere in modo ampio, ma ne hanno avuto, come conseguenza, solo un danno (e magari l'esclusione dagli orali).