BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L’inglese nelle università? Farà "scoppiare" le superiori

Pubblicazione:

Studenti al Politecnico di Torino (InfoPhoto)  Studenti al Politecnico di Torino (InfoPhoto)

Ciononostante i decisori politici dimostrano scarsa conoscenza dei documenti europei, la riforma Gelmini ha addirittura abolito la seconda lingua straniera, fatta eccezione per gli istituti tecnici commerciali e i licei linguistici, e ridotto il numero di ore per la prima lingua straniera. Paradossalmente la riforma prevede l’introduzione del Clil, acronimo di Content and Language Intagrated Learning, cioè l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera nell’ultimo anno della scuola superiore. Quindi probabilmente il ministero pensava di potenziare l’insegnamento delle lingue straniere in questo modo, senza considerare che perché un insegnante possa insegnare la propria materia, come ad esempio scienze, storia dell’arte, matematica o fisica, oltre a conoscere la materia deve anche conoscere la lingua in cui dovrà veicolare i contenuti. Non è poco!

Sinora il ministero non ha ancora avviato la formazione indispensabile perché questo avvenga. È preoccupante se pensiamo che l’anno prossimo dovrà iniziare, secondo quanto previsto dalla riforma della scuola superiore, una didattica Clil non solo in inglese, ma anche in altre lingue straniere, nei licei linguistici e nel 2014 nelle classi quinte dei licei e degli istituti tecnici.

Nei giorni scorsi sull’Eco di Bergamo è stata pubblicato un articolo, “Scuola, francese e tedesco si parlano sempre meno”, in cui si riporta il testo di una lettera inviata da una docente al ministro dell’Istruzione che manifesta la propria preoccupazione per l’abolizione dell’insegnamento delle lingue previsto dalla riforma.

Effettivamente l’abbandono pressoché totale di lingue come il francese e il tedesco, parlate in paesi confinanti con il nostro, dove in questi anni si stanno aprendo sempre maggiori opportunità di lavoro per i nostri laureati perché i flussi di importazione ed esportazione sono soprattutto con la Francia, la Germania e la Svizzera, sembra davvero una scelta poco ragionevole. Lo spagnolo ha goduto in questi ultimi anni di una crescita significativa, forse si può parlare di una moda diffusasi rapidamente tra i giovani, anche se non supportata dal mercato del lavoro in quanto è una lingua meno richiesta del francese e del tedesco.

Quanti problemi sono sorti nelle scuole in seguito a questi drastici tagli sulle lingue?

Oltre agli sdoppiamenti nelle classi, in cui un gruppo studia francese e un gruppo tedesco o spagnolo, i docenti perdono di anno in anno ore d’insegnamento sino a perdere la cattedra intera, man mano che la riforma va a regime. Quante preziose risorse già esistenti nelle nostre scuole vengono buttate via!

Un’ultima considerazione, ma non meno importante. La lingua è un modo di conoscere una realtà, di entrare in contatto con una cultura, una tradizione, una storia, una civiltà nella quale siamo immersi e che fa parte della nostra storia. Si tratta della irragionevole perdita di un patrimonio culturale condiviso che insieme alla lingua viene eliminato drasticamente.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
14/05/2012 - Lingue (Antonio Servadio)

Mi associo al 100% con tutto quanto ben esposto dal lettore Sig. Alberto. Purtroppo molti insegnanti non sono preparati per quel tipo di approccio e insistono sulla trasmissione di discutibili interpretazioni "culturali" presumibilmente associate alla lingua straniera, col risultato di far sia poca cultura sia poca pratica di lingua corrente. Ad es. per quale motivo fissarsi sull'Inglese in versione British ignorando snobisticamente l'Inglese USA o il cosiddetto "international", che non è meno utile (anzi probabilmente più utile) nel campo degli affari e delle relazioni internazionali?

 
19/04/2012 - Lingue (Alberto Consorteria)

Lo spagnolo è studiato di più per l'immagine festaiola della Spagna e perché è più facile. Latino, greco e studi classici sono stati sinora formidabili nello strutturare una mente ampia e non ristretta, non li toccherei (e si insegna la letteratura più della lingua). Non si capisce perché anche dell'inglese si insegna la letteratura più della lingua. A nessuno importa dell'inglese per la cultura inglese, ma per usarlo (lo scopo dell'insegnamento è pratico). Quelli che insegnano inglese, invece, provengono dalle facoltà di lingua inglese, dove hanno imparato la letteratura. Risultato? Anni spesi su Shakespeare o Joyce, ma oggi non saprei scrivere una presentazione aziendale in inglese, o un paper per una discussione (QUESTO OGGI CHIEDE IL MERCATO). QUESTO inglese va insegnato. QUESTO francese e tedesco dovrebbero poter essere opzionali. Non vogliamo Goethe, vogliamo poter discutere. NON SIGNIFICA SVENDERE LA CULUTURA AI MERCATI, ma dividere i compiti educativi tra chi lancia in un universo culturale, e chi lancia nel lavoro. A Latino, Greco, Italiano (e storia e filosofia) il compito di accedere a un universo culturale. A Inglese e a una eventuale seconda lingua il solo compito di accedere al mercato del lavoro. Lì la cultura arriverà se lo studente, coi suoi armi e bagagli, e la sua curiosità, lo vorrà, recuperando Shekespeare, Goethe, Mann...

 
19/04/2012 - Se il decisore ignora il contesto.. (Franco Labella)

Scrive Tiziana Chiara: "Ciononostante i decisori politici dimostrano scarsa conoscenza dei documenti europei, la riforma Gelmini ha addirittura abolito la seconda lingua straniera, fatta eccezione per gli istituti tecnici commerciali e i licei linguistici, e ridotto il numero di ore per la prima lingua straniera." Cattivo segnale quando il decisore politico ignora il contesto perchè vuol dire che "il nuovo che avanza", in realtà è il "vecchio che prosegue" con l'effetto annuncio. Nello specifico, poi, ci sono posizioni critiche come quella di Raffaele Simone qualche giorno fa su Repubblica. La storia, purtroppo, sembra ripetersi. E' sempre di questi giorni l'ennesima esternazione del Ministro favorevole alla introduzione della Educazione finanziaria nelle scuole. Bene, si direbbe, vuol dire che c'è una diversa consapevolezza sullo studio di carattere economico. "Nessuna nuova materia ma solo educazione trasversale". Qualcuno avvisi il ministro che il riordino gelminiano ha eliminato lo studio dell'Economia e, soprattutto, che questa idea ripetuta che le educazioni trasversali anche su temi specifici come questo possano sopperire a contenuti disciplinari specifici è veramente inconsistente sul piano scientifico. "Ce lo chiede l'Europa"... ma l'Europa ci chiedeva anche di non abolire lo studio del Diritto e dell'Economia. Altro che Educazione finanziaria affidata a colleghi non formati quando i docenti di Economia vanno in esubero e sono in predicato di licenziamento.