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SCUOLA/ L’inglese nelle università? Farà "scoppiare" le superiori

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Studenti al Politecnico di Torino (InfoPhoto)  Studenti al Politecnico di Torino (InfoPhoto)

In molti Paesi, non solo del nord e centro Europa, ma anche dell’est europeo, i bambini crescono in una società in cui si parlano normalmente due o tre lingue. Cosa manca all’Italia per poter parlare due o tre lingue straniere oltre alla conoscenza della propria, e cosa dire del prossimo futuro quando i nostri figli si troveranno in un mondo che parlerà non solo l’inglese, ma forse ancora di più il cinese e l’arabo?

La forza principale dell’educazione sta nel saper rispondere alle domande del tempo in cui viviamo. Siamo circondati da continui cambiamenti in una realtà in rapida evoluzione e insegnare è un lavoro sempre più impegnativo.

Quanto tempo dovremo ancora perdere a discutere come imparare le lingue, anziché rafforzare le potenzialità già presenti nelle nostre scuole prima della riforma?

 



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COMMENTI
14/05/2012 - Lingue (Antonio Servadio)

Mi associo al 100% con tutto quanto ben esposto dal lettore Sig. Alberto. Purtroppo molti insegnanti non sono preparati per quel tipo di approccio e insistono sulla trasmissione di discutibili interpretazioni "culturali" presumibilmente associate alla lingua straniera, col risultato di far sia poca cultura sia poca pratica di lingua corrente. Ad es. per quale motivo fissarsi sull'Inglese in versione British ignorando snobisticamente l'Inglese USA o il cosiddetto "international", che non è meno utile (anzi probabilmente più utile) nel campo degli affari e delle relazioni internazionali?

 
19/04/2012 - Lingue (Alberto Consorteria)

Lo spagnolo è studiato di più per l'immagine festaiola della Spagna e perché è più facile. Latino, greco e studi classici sono stati sinora formidabili nello strutturare una mente ampia e non ristretta, non li toccherei (e si insegna la letteratura più della lingua). Non si capisce perché anche dell'inglese si insegna la letteratura più della lingua. A nessuno importa dell'inglese per la cultura inglese, ma per usarlo (lo scopo dell'insegnamento è pratico). Quelli che insegnano inglese, invece, provengono dalle facoltà di lingua inglese, dove hanno imparato la letteratura. Risultato? Anni spesi su Shakespeare o Joyce, ma oggi non saprei scrivere una presentazione aziendale in inglese, o un paper per una discussione (QUESTO OGGI CHIEDE IL MERCATO). QUESTO inglese va insegnato. QUESTO francese e tedesco dovrebbero poter essere opzionali. Non vogliamo Goethe, vogliamo poter discutere. NON SIGNIFICA SVENDERE LA CULUTURA AI MERCATI, ma dividere i compiti educativi tra chi lancia in un universo culturale, e chi lancia nel lavoro. A Latino, Greco, Italiano (e storia e filosofia) il compito di accedere a un universo culturale. A Inglese e a una eventuale seconda lingua il solo compito di accedere al mercato del lavoro. Lì la cultura arriverà se lo studente, coi suoi armi e bagagli, e la sua curiosità, lo vorrà, recuperando Shekespeare, Goethe, Mann...

 
19/04/2012 - Se il decisore ignora il contesto.. (Franco Labella)

Scrive Tiziana Chiara: "Ciononostante i decisori politici dimostrano scarsa conoscenza dei documenti europei, la riforma Gelmini ha addirittura abolito la seconda lingua straniera, fatta eccezione per gli istituti tecnici commerciali e i licei linguistici, e ridotto il numero di ore per la prima lingua straniera." Cattivo segnale quando il decisore politico ignora il contesto perchè vuol dire che "il nuovo che avanza", in realtà è il "vecchio che prosegue" con l'effetto annuncio. Nello specifico, poi, ci sono posizioni critiche come quella di Raffaele Simone qualche giorno fa su Repubblica. La storia, purtroppo, sembra ripetersi. E' sempre di questi giorni l'ennesima esternazione del Ministro favorevole alla introduzione della Educazione finanziaria nelle scuole. Bene, si direbbe, vuol dire che c'è una diversa consapevolezza sullo studio di carattere economico. "Nessuna nuova materia ma solo educazione trasversale". Qualcuno avvisi il ministro che il riordino gelminiano ha eliminato lo studio dell'Economia e, soprattutto, che questa idea ripetuta che le educazioni trasversali anche su temi specifici come questo possano sopperire a contenuti disciplinari specifici è veramente inconsistente sul piano scientifico. "Ce lo chiede l'Europa"... ma l'Europa ci chiedeva anche di non abolire lo studio del Diritto e dell'Economia. Altro che Educazione finanziaria affidata a colleghi non formati quando i docenti di Economia vanno in esubero e sono in predicato di licenziamento.