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SCUOLA/ Invalsi: l'italiano manda in crisi anche la matematica

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Sul versante opposto, alcuni studenti riescono a produrre compiti di matematica “senza parole”, ma questo non va - ci si perdoni l'ironia - nella direzione del Formulario di Peano: indica piuttosto una visione della matematica in cui rientra solo la possibilità di fare calcoli e manipolazioni su numeri e espressioni simboliche.

Noi insegnanti, spesso, diciamo che le difficoltà dei ragazzi in matematica sono anche, a monte, difficoltà legate al testo: fin dalla scuola primaria sentiamo le maestre ripetere che i problemi dei bambini cominciano già nella fase di decodifica del testo (e le stesse prove Invalsi sono lì a documentarlo). Questo luogo comune nasconde una verità molto più profonda e ramificata di quanto si pensi. Anche la produzione di un testo matematico (anche di un testo prevalentemente simbolico) interagisce con i processi di apprendimento e con la comprensione. L'acquisizione di una adeguata capacità di comunicazione, e con essa l'utilizzo di diversi registri di mediazione, è parte integrante dell'apprendimento della matematica. Come per l'italiano, le carenze individuate dal lavoro dell'Invalsi non sembrano solo dovute a superficialità, ignoranza spicciola o appiattimento sulle specifiche di nuovi mezzi di comunicazione: mettono invece in luce una difficoltà trasversale di organizzazione del pensiero, comune al discorso linguistico e a quello matematico.

Questo suggerisce, peraltro, delle piste di lavoro agli insegnanti. Per migliorare i risultati dei ragazzi, ad esempio in vista del prossimo esame di Stato, probabilmente non è sufficiente aumentare la quantità di esercizi di calcolo di limiti o di derivate - forse non è neppure necessario, verrebbe da dire. Il problema non sta nella formula o regola in più o in meno che sono in grado di ricordare (alcuni esempi clamorosi dalle prove Invalsi di seconda superiore costringono alla riflessione): ovviamente ha un impatto molto maggiore sul loro risultato il come, il dove e il perché riescono a utilizzare la formula o la regola.

È proprio su questo che bisogna lavorare, magari (magari!) persino parlandone con il collega di italiano.



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