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SCUOLA/ Sarà l’Anvur a far fuori il valore legale?

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Il problema del reclutamento negli uffici pubblici non è quello del peso eccessivo che viene riconosciuto alle lauree rispetto ad altri titoli, semmai quello della progressione di carriera interna. È vero che marginalizzare il peso del voto di laurea può avere un aspetto vagamente positivo, potendo servire a evitare che in alcuni atenei ci sia una valutazione di manica più larga.

E così torniamo al punto di partenza: «ricostruire su basi diverse le garanzie di qualità» del titolo. come possiamo verificare quello che c’è «dentro» un titolo, per vedere quanto vale?

Lo si può fare in vari modi: ad esempio, attraverso verifiche condotte sugli studenti. Un’altra strada è basata sull’accreditamento. Si può allora pensare ad un sistema di accreditamento pubblico, oppure di categoria, come accade per le Bar associations degli avvocati Usa. La via che ha scelto il nostro Paese è quella di una agenzia terza come l’Anvur e mi sembra francamente la soluzione migliore.

Perché?

Perché è la soluzione che più mi pare adeguata a ricostruire la razionalità del sistema, nel rispetto del nostro obiettivo più importante che è quello di alzare la qualità della formazione universitaria. Direi che è la via migliore per traghettare il sistema dai guasti dell’uniformità e della sua evoluzione (proliferazione delle sedi, università telematiche, etc.) verso un sistema più coerente e rigoroso.

Secondo lei quale sarà la principale evoluzione?

Il passaggio da un riconoscimento ottenuto una volta per tutte – una cosa a priori, senza valutazione della qualità – ad un riconoscimento continuo e sulla base della valutazione della qualità. Ciò avverrebbe, come dicevo, senza sconvolgere un sistema universitario che negli ultimi vent’anni ha subito troppi cambiamenti destabilizzanti.

E il valore legale?

Si potrebbe collegare a questo accreditamento il riconoscimento del valore legale, cioè l’attestazione del fatto che un determinato percorso, svolto in conformità a precisi e rigorosi requisiti minimi, è per l’ordinamento italiano una «laurea» – appunto – in una certa disciplina.




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