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EDUCAZIONE/ Cameron, le buone maniere non bastano...

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Il premier britannico David Cameron (InfoPhoto)  Il premier britannico David Cameron (InfoPhoto)

L’ultima proposta in fatto di educazione ai figli arriva dal Premier britannico David Cameron, padre di tre bambini Nancy, Arthur e Gwen, che propone una formula dal sapore un po’ retrò. I bambini devono alzarsi in piedi quando entrano i genitori: una proposta che nel Ventunesimo Secolo può sembrare un tantino bizzarra. “Occorre che i ragazzi facciano sport per imparare cos'é il successo e a volte anche cosa significa il fallimento” ha aggiunto poi il premier britannico in un comizio del partito conservatore in Scozia. Affermazioni che stupiscono, soprattutto, per il fatto che l’Inghilterra ha da sempre un grosso problema di delinquenza minorile, dato dall’abuso di alcol, usanza diffusa nel paese e che negli ultimi anni coinvolge fasce di età sempre più basse. Il Ministero della Salute britannico ha, infatti, stimato che l’età in cui si inizia a bere birra abitualmente si è attestata intorno agli undici anni. Abbiamo chiesto per Il Sussidiario.net un commento a Marcello Tempesta, docente di Pedagogia generale nell’Università del Salento. 

Professor Tempesta, serve davvero partire dalle buone maniere per impartire ai figli una buona educazione?

Certamente, la cultura degli ultimi decenni ha avuto uno dei suoi punti cardine nell’abolizione del concetto di forma. L’informale e il destrutturato è diventato à la page, e molte volte, l’assenza della forma ha trascinato con sé anche quello della sostanza. Non credo, però, che la risposta alle problematiche dell’emergenza educativa contemporanea, tema che tocca tutti i paesi del mondo occidentale, avvenga attraverso il recupero di un rigore formale. Mi pare anzi di vedere in questa riscoperta dell’educazione, nel senso di buone maniere, una riduzione dello spessore del senso dell’educazione che non è solo rispettare le regole. Per un verso, posso capire che ci sia una spinta contraria a quella degli ultimi trent’anni che, in qualche modo, ha distrutto ogni forma: dalla crisi educativa, però, non si esce con un ritorno al passato, perché va affrontata con strumenti più profondi. 

Secondo lei, da dove occorre ripartire? Come trasformare l’amore in educazione efficace?



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