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SCUOLA/ Nativi digitali o "geni" del copia-incolla?

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Sfogliare le pagine di un vocabolario cartaceo per cercare la parola di cui si necessita è cognitivamente identico a scriverla su google e schiacciare invio? Trasporre un testo da una lingua ad un’altra (come mostra il dibattito sulla classicità ospitato dal Suo quotidiano) struttura il pensiero esattamente come farlo, anche correttamente, con google translator o recuperando una delle decine di traduzioni presenti sul web?

Come questo nuovo modo di studiare, insegnare, imparare sta influenzando, cambiando, strutturando noi stessi e la nostra ragione? In un mondo nel quale il sapere è costantemente a portata di click, quale il valore di continuare a studiare, approfondire, riflettere personalmente sulla letteratura, risolvere esercizi di matematica, scontrarsi con fatiche, paure, insuccessi?

Non si tratta tanto, o solo, di un problema di alfabetizzazione o progresso, quanto piuttosto di comprensione e approfondimento della reale incidenza antropologica, anche positiva, che un certo tipo di cambiamenti sta introducendo. E che un osservatore non troppo distratto sta già empiricamente notando (esistono ancora i famosi “bigliettini” per copiare durante le verifiche o l’eroico compagno di banco pronto a “rischiare la pelle” per passare il compito? O sta subentrando una cultura del “fai da te” tecnologico, che ha nell’iphone lo strumento privilegiato per copiare “da soli” addirittura durante le verifiche?).

E ancora: è ragionevole entrare in classe da un giorno all’altro con l’ipad o con la Lim lasciando inalterato il proprio modo di insegnare rispetto a quando si utilizzava il libro cartaceo o ci si sporcava con il gesso? Se così fosse, quale il reale vantaggio nell’utilizzo delle nuove tecnologie? Altrimenti è necessario che qualcuno si occupi di formare i docenti a sfruttare questi strumenti, per capire anche come possano lavorare al servizio di una proposta didattica adeguata. Il web non può essere il fine di un percorso educativo, semmai uno strumento per permettere la crescita di chi lo utilizza. Ecco perché il primo modo di usare la tecnologia a scuola è rendere sempre più consapevoli docenti e addetti ai lavori: non c’è in gioco la decisione di approvare o demonizzare l’utilizzo di questi nuovi strumenti, quanto quella, ben più interessante e stimolante, di accettare la sfida conoscitiva che essi ci lanciano. E che solo un’osservazione attenta e libera di quanto sta accadendo, uno studio approfondito e al passo dei tempi sui nuovi mezzi e un aggiornamento significativo dei nostri insegnanti può contribuire a sviluppare.

 

(Luca Tizzano)



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COMMENTI
22/04/2012 - Vocabolario (Pietro De Nicolao)

«Sfogliare le pagine di un vocabolario cartaceo per cercare la parola di cui si necessita è cognitivamente identico a scriverla su google e schiacciare invio?» Sì.

 
21/04/2012 - Immigrati Digitali (Daniele Prof Pauletto)

" i ragazzi tendono a pensare che imparano soprattutto dai loro pari, mentre la scuola è più un dovere e il lavoro non è collegato a ciò che apprendono. Ne emerge una dimensione dell'apprendimento slegata dalla prospettiva di vita futura e collegata soprattutto alla vita sociale attuale " vedi http://bit.ly/IaPjTk nella scuola se ne discute dal 2006 vedi ad esempio nel Convegno http://slidesha.re/JfdIr4 "I giovani non si percepiscono come soggetti passivi del mondo informatico, ma come protagonisti attivi della produzione dei contenuti da scambiare e condividere: partecipazione e condivisione." Prof Pauletto