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SCUOLA/ Può esistere una vera educazione senza sport?

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(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

Tracciare un quadro della sua spiritualità è certamente arduo, tuttavia è possibile coglierne l’essenza: in lui il sacerdote stava all’uomo, come l’uomo stava al sacerdote.

Innanzi tutto era e si sentiva sacerdote “gesuita”, ma non dimenticava di essere sacerdote “diocesano”, cioè pervaso di quella realtà nella quale si sentiva di dover portare il proprio contributo nella realizzazione del “Regno”. Da qui la sua affezione alla struttura oratoriana, una struttura che egli realizzò in ampia scala, coniugando la pedagogia ignaziana con la pedagogia salesiana, ponendola al servizio delle parrocchie, dando loro gli spazi per quella azione evangelizzatrice cui erano preposte.

Ricordando l’impegno educativo profuso da questo figlio di Sant’Ignazio, gli dobbiamo la riscoperta degli autentici valori dell’educazione sportiva come occasione e strumento per fronteggiare il disagio presente nella nostra società, per superare i rischi e le devianze, per correggere arroganze e violenze inutili e per favorire l’integrazione, la convivenza e la solidarietà.

Uomo apparentemente duro, tuttavia lasciava trasparire dalla scorza del suo carattere una sensibilità ed un amore grande per il prossimo. Certo, non accettava compromessi e su alcune posizioni era categorico, difficilmente cambiava parere, e ciò proprio perché fermamente convinto delle sue scelte. Chi ha avuto modo di conoscerlo profondamente, ha saputo tuttavia apprezzarne la statura, e da lui non solo ha colto, ma ha trattenuto per sé orientamenti e riferimenti che spesso ne hanno cambiato la vita.


Giancarlo Tettamanti, Lodovico Morell SJ. Una vita per e con i giovani, Ancora Editrice, Milano, 2012



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