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SCUOLA/ Può esistere una vera educazione senza sport?

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(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

La Diocesi ambrosiana può elencare un alto numero di educatori che hanno saputo porsi totalmente al servizio della Chiesa e della comunità cristiana. Uno di questi educatori è stato padre Lodovico Morell SJ, un gesuita che ha saputo coniugare la sua grande affezione alla Compagnia di Gesù e la sua profonda dedizione alla comunità ambrosiana, nella quale ha operato per tutta la vita, ponendosi accanto ai giovani. A distanza di sei anni dalla sua scomparsa, una bibliografia ne evidenzia la statura di uomo e di sacerdote, dando risposta, attraverso i suoi scritti, alla pressante domanda che gli ardeva nel cuore: “che cosa si potrebbe fare per avvicinare tutti?”.

Originario di Osnago (Lecco), ha seguito la sua vocazione sacerdotale con dedizione assoluta, ponendo la propria spiritualità ad esempio e riferimento per quanti lo hanno conosciuto. Un educatore vero, che con passione ha insegnato cose in cui ha creduto per davvero, e che ha saputo indicare, attraverso lo sport e il tempo libero, una via possibile di realizzazione di un personale processo di auto-affermazione, aiutando, così, i molti giovani che ha incontrato a capire chi sono, donde vengono e dove vanno: cioè a scoprire il senso della vita.

Con queste intenzionalità, Padre Lodovico Morell (1913-2006), la cui missione tra i giovani iniziò nell’Oratorio di San Fedele nel 1946, ebbe a pensare – a contatto con le tragiche conseguenze della guerra, e in cammino verso una normalizzazione non solo economica, ma anche culturale ed esistenziale – ad un luogo ampio dove raccogliere i ragazzi per aiutarli a crescere attraverso la pratica del “gioco” e dello “sport”, attuata secondo certi valori condivisi.

Tra quelle mura, aiutò, conducendoli quasi per mano, molti giovani a prendere coscienza di se stessi, a risvegliare in loro il coraggio delle decisioni definitive, a maturare la capacità di vedere, giudicare e affrontare la realtà. Ma non solo: li aiutò ad approfondire il senso religioso che albergava in loro, e a divenire – pur con gradualità ed intensità diverse – uomini e donne “per” e “con” gli altri, accompagnando così quel progetto di unificazione personale teso ad essere protagonisti nella vita familiare, nelle scelte vocazionali e nell’impegno professionale e sociale.

Fondatore a Milano, nel 1954, e direttore per oltre cinquant’anni del Centro Giovanile Cardinal Schuster, ebbe modo di incontrare e di avvicinare un numero grandissimo di ragazzi e ragazze, di indicare loro motivazioni e valori esistenziali, di aiutarli a vivere la loro età con gioia e allegria in un ambito in grado di sostenere la loro crescita umana e cristiana.

Operò indicando lo sport, l’attività sportiva, come un momento di autentica crescita culturale, capace di sconfiggere quel concetto di cultura – ancor oggi presente nella nostra società – che la identifica unicamente nel possesso di strumenti spesso privi di un’anima.

Questo suo impegno educativo e formativo – affrontato a tutto campo – ebbe anche ad incontrare difficoltà e contrarietà, tuttavia ha costituito, lungo il tempo di una vita, una testimonianza forte ed una dedizione totale.



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