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SCUOLA/ Barbati (Cun): vi spiego l’"eutanasia" del valore legale

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Avrei detto che il non assegnare un valore predeterminato ai punteggi o alla votazione finale conseguita nella laurea in un concorso pubblico, non è un punto di partenza ma il punto di arrivo di un percorso che deve passare prima dall’accreditamento, fatto di procedure che devono essere adeguatamente testate. Il problema non sta comunque solo nella Pa: c’è la grande questione di come gli ordini professionali si aprono agli accessi. Anche in questo caso occorrerebbe agire contestualmente.

Anche gli ordini professionali hanno contribuito a falsare il problema del valore legale?

Certo. La loro autorganizzazione è molto spesso obbediente ad una logica puramente difensiva, e non è detto che come tali siano sempre necessari... ciò dimostra ancora una volta che occorre agire su più piani: accreditamento delle università, criteri d’accesso a determinate professioni, agire sulla Pa con azioni di indirizzo perché i bandi vengano configurati in modo diverso.

I suoi «suggerimenti» all’Anvur?

L’Anvur è di fronte ad un compito difficile ed immane. Potrebbe forse agire dandosi dei tempi più lunghi, non rispetto agli adempimenti, quanto al valore e al peso richiesti dalle nuove valutazione, per evitare di produrre effetti distorsivi di difficile rimedio. In secondo luogo, è necessario che vi sia un’azione concertata tra l’agenzia e il ministero, che deve espletare il proprio ruolo di indirizzo per evitare che i primi esperimenti risultino troppo pesanti. Non dimentichiamo che siamo di fronte alla nostra prima esperienza di valutazione di questo tipo.

(Federico Ferraù)




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COMMENTI
24/04/2012 - titoli legali (Alberto Consorteria)

Leviamo il titolo di studio, e introduciamo una classifica delle riviste per i concorsi universitari. La macchina statale ci ha proprio rincitrullito il cervello, via il valore legale, e dentro chi vuole lavorare, non i portaborse dei professori, pagati col denaro pubblico per NON fare ricerca, ma per fare i segretari dei prof.