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SCUOLA/ Solo un reclutamento regionale può sanare i mali della scuola

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Fra i problemi che travagliano la nostra scuola quello relativo al reclutamento dei docenti e alla loro formazione è sicuramente uno dei più rilevanti ed attuali.

Prima di riassumere lo stato attuale di questo problema e di indicare quali potrebbero essere le prospettive future riteniamo doverosa una precisazione: nel momento in cui si tratta di reperire fondi per assumere del personale (e le spese della scuola sono in gran parte destinate al personale) le buone intenzioni del Miur, quando sono veramente buone, devono fare i conti col Ministero dell’Economia che da sempre, ma più ancora in questo periodo di ristrettezza economica, è restio ad aprire la borsa.

Attualmente il reclutamento del personale docente avviene, sulla base del contingente autorizzato di anno in anno, attraverso due canali che consentono ciascuno la copertura del 50% dei posti disponibili: il primo canale è rappresentato dai concorsi ordinari del 1999 o, prima ancora, del 1990 con graduatorie in parte esaurite, mentre il secondo canale opera con le graduatorie ad esaurimento.

Per ovviare agli inconvenienti derivanti dall’applicazione di questa procedura e soprattutto per aprire le possibilità di accesso all’insegnamento di chi si è laureato più di recente la Legge finanziaria per il 2008 aveva conferito al governo la delega per stabilire le procedure per il reclutamento del personale docente con concorsi ordinari a cadenza biennale.

Tuttavia sono passati quattro anni e solo alcuni giorni fa è ripreso il confronto tra Miur e sindacati su questa materia, con l’enunciazione dell’intenzione del ministro di indire un nuovo concorso, ma parallelamente con l’avvertenza che si prospettano tempi non brevi soprattutto per approvare un nuovo regolamento sul reclutamento del personale docente. Come dire che si andrà per le lunghe.

 Anche per la formazione iniziale dei docenti le cose non vanno molto meglio.

La legge finanziaria 2008, infatti, aveva previsto che il governo determinasse le modalità per la formazione iniziale, cosa alla quale si è provveduto col DM 249/2010 che ha istituito il Tfa, Tirocinio formativo attivo.

Ma quando si passa alla fase attuativa cominciano i problemi. Infatti nella nota del 27 febbraio scorso il Miur ha fissato il numero dei posti disponibili per il Tfa solo per la scuola secondaria di primo e secondo grado, non dicendo nulla per la scuola dell’infanzia, la primaria, il sostegno e la musica; nella stessa nota il Miur prevede di avviare le prove d’accesso entro il mese di giugno: avviare, va bene, ma quando si concluderanno?

Come si vede, anche qui si andrà per le lunghe e va rimarcato un altro limite presente nella proposta del Miur: se il Tfa serve solo per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento, perché non elevare il numero dei posti disponibili?  A meno che le disponibilità delle Università siano queste e non di più.



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