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SCUOLA/ Cosa "accade" nella testa di uno studente quando traduce?

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Per poter tradurre così non è stata sufficiente la conoscenza grammaticale del testo, ma anche una certa fantasia, termine col quale non intendo di certo l’invenzione arbitraria e infondata di qualcosa, ma – etimologicamente – la capacità di rappresentare le immagini, dando a esse un aspetto visibile. Io so che chi mi ha tradotto terra con “terraferma” ha colto il contesto di quella frase, cioè ha davvero capito il testo. Credo che il valore aggiunto della traduzione stia proprio nella sollecitazione a essere “fantasiosi”, cioè a dominare i vari livelli della conoscenza linguistica, per fare un passo in più, che presupponga e allo stesso tempo superi la conoscenza grammaticale, e tenda verso una definizione non equivoca delle parole. Ciononostante, tutti sanno poi che nella pratica scolastica il tradurre si trasforma facilmente in un tirare a indovinare da parte degli studenti; questo aspetto, però, rientra nella gradualità dell’apprendere, di cui si diceva prima.

In conclusione, mi sembra importante ribadire che l’esercizio di traduzione è solo uno dei possibili modi di incontro con un testo; nondimeno esso è un’attività altamente significativa, perché aiuta una comprensione critica. Mi spiacerebbe insegnare il latino impostando il corso solo sul tradurre, così come troverei davvero un peccato escludere del tutto la traduzione dal lavoro scolastico.



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