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SCUOLA/ Campione e Contu (Pd): Invalsi, perché non intendiamo tornare indietro

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Test Invalsi? Sì grazie (InfoPhoto)  Test Invalsi? Sì grazie (InfoPhoto)

La generalizzazione delle prove Invalsi, infine, sta aiutando a focalizzare il lavoro delle scuole sulle competenze fondamentali che un sistema di istruzione efficiente dovrebbe essere in grado di assicurare a tutti i suoi alunni, riducendo al contempo la tradizionale autoreferenzialità di ogni singolo istituto, costretto a confrontarsi su basi oggettive con i risultati raggiunti dalle altre scuole. Non a caso, l’articolo 8 del ddl 953, licenziato in Commissione VII alla Camera con il decisivo contributo del Pd, prevede l’istituzione di nuclei di autovalutazione in ogni autonomia scolastica, con il preciso mandato di lavorare in stretta collaborazione e sinergia con Invalsi e i suoi test.

Non sono tutte rose e fiori dalle parti di Invalsi: ci è chiaro ed è chiaro anche a Cominelli. Ad esempio sul fronte della progressiva autonomizzazione dal Miur e dalla politica, che è ben lontana dall’arrivare. Detto questo, però, le motivazioni profonde dell’emendamento poco o nulla hanno a che fare con queste preoccupazioni. Queste motivazioni sono fondamentalmente tre. Primo, l’idea che tra i compiti degli insegnanti non rientri quello della valutazione (e dell’autovalutazione) di sistema. Secondo, il timore che una rilevazione sempre più sistematica della scuola, con il coinvolgimento continuativo di intere classi di studenti, rafforzi le voci di quanti richiedono una valutazione esterna e trasparente del sistema scolastico, secondo la logica dell’accountability. Terzo, il curioso paradosso riassumibile nella formula “non si danno voti al nostro lavoro”. Un curioso paradosso, appunto, per cui il lavoro degli alunni si può e si deve valutare, mentre sarebbe disdicevole fare altrettanto con quello degli insegnanti e delle scuole. Anche se questo significa rinunciare a sapere se una scuola riesce a lavorare bene o è in difficoltà, se ha bisogno di essere aiutata a migliorare e in quali settori. E come se fosse irrilevante verificare come vengono spesi i soldi pubblici (anche) nella scuola italiana. Si parla quindi allo stomaco – giustamente molto irritato – degli insegnanti, per cercare di guadagnarne i favori. Brutto pensiero se riferito ai vari movimenti anti-Gelmini rimasti orfani della loro amata nemica, pensiero imperdonabile se avesse in qualche misura condizionato la scelta del Pd di sottoscrivere questo sciagurato emendamento, facendolo passare dai volantini di Rete Scuole agli scartafacci (speriamo) più seri del Senato della Repubblica.

Su questo crinale è più corretto collocare il dibattito interno al nostro partito, non tanto su quello tradizionale e un po’ stereotipato Partito-Sindacati. Una divisione peraltro trasversale alle “correnti” interne del partito e del sindacato. Da un lato c’è chi pensa che si debba assecondare la parte più stanca e spaventata della corporazione per riconquistarne il consenso; salvo poi – una volta al governo – tornare a fare (o non fare) a prescindere da essa, agendo secondo dinamiche estranee al merito dei problemi che attraversano la scuola italiana (le alleanze, il contesto, le emergenze...). Dall’altro chi pensa che non potrà esserci nessuna riforma della scuola senza il coinvolgimento di tutti gli stakeholders: lo Stato e gli Enti locali, i dirigenti, gli insegnanti, gli studenti e loro famiglie.



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COMMENTI
05/04/2012 - C'è ricchezza di punti di vista, anche nella CGIL (Paolo Fasce)

Da iscritto alla CGIL sostengo le prove INVALSI e ho promosso una raccolta di firme che controbilanci quelle che si oppongono ad ogni piccolo cambiamento nella direzione dell'osservabilità, della maturità professionale, del servizio consapevole. Voglio ringraziare il PD, nella persona dell'autore di questo articolo, per la posizione coraggiosa e matura sul tema. Per dare un contributo: http://www.firmiamo.it/pro-invalsi