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SCUOLA/ Gavosto (Fga): le classifiche? Servono a migliorare le scuole

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La Fondazione Agnelli ha appena sfornato le classifiche regionali delle scuole superiori in quattro regioni italiane. Lo studio – giunto alla terza edizione per il Piemonte mentre è la prima volta per Lombardia, Emilia-Romagna e Calabria – valuta la qualità delle scuole superiori attraverso i risultati dei loro diplomati immatricolati negli atenei italiani. Il principio è semplice. Cari matricole, diteci come va il vostro primo anno di università e vi diremo da che scuola venite.
L’idea di una classifica delle scuole è quanto di più ovvio si potrebbe immaginare, invece pare proprio l’incubo del nostro sistema scolastico. Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, fa il punto su quanto emerge dallo studio, che viene pubblicato sul sito della Fondazione a partire da oggi. «Il nostro sistema scolastico è molto variegato» dice Gavosto a IlSussidiario.net «non solo dal punto di vista regionale ma anche da quello dei singoli istituti vicini e apparentemente simili». E questo si sapeva. Ma c’è dell’altro. In Piemonte, dove l’indagine è al terzo anno, la classifica pubblica qualcosa ha portato. «Molte scuole sono venute a chiederci cosa non avesse funzionato. Perché – dicevano – «vorremmo capire come migliorare...».

Andrea Gavosto, come nasce questa ricerca?

Il progetto è nato tre anni fa, quando abbiamo iniziato ad occuparci di valutazione della scuola. Ci rendemmo conto che un aspetto che non veniva molto osservato era quello relativo a ciò che succede dopo che la scuola finisce, in altri termini, come la scuola frequentata prepara al «dopo». I test Invalsi, per esempio, non tengono conto di questo. Nel caso degli studi che presentiamo (relativi alle scuole di Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Calabria, ndr) il dopo è l’università; ma ci piacerebbe valutare anche come gli istituti professionali preparano per il mondo del lavoro.

Il vostro lavoro si presenta come una classifica in piena regola. Come leggerla e come usarla?

La scuola è un sistema molto complesso e se volessimo approfondirlo come merita potremmo e dovremmo fare cento e più tipi di diversa valutazione. Quello che consideriamo è tramutabile in una serie di indicatori – partiamo dai libretti universitari, quindi consideriamo le medie dei voti, il numero dei crediti ottenuti, la velocità, etc. – ma una graduatoria rimane a conti fatti il modo più semplice di presentare i risultati. La cosa che più facilmente suscita polemiche è vedersi pubblicamente inseriti in una graduatoria. Non piace, com’è ovvio, a chi non si è classificato particolarmente bene.

In Piemonte sono tre anni che fate questo studio.

Il primo anno infatti c’è stata molta discussione, perché in Italia l’idea di una classifica delle scuole non è così popolare – al contrario, per esempio, della Gran Bretagna. Poi però qualcosa è cambiato, anche per un fattore di mentalità. Oggi «viviamo» di classifiche su mille altri aspetti: pensiamo per esempio alla classifica delle città in cui si vive meglio. Per le amministrazioni locali sono un importante momento di verifica.

Si potrebbe obiettare che a valutazione ottenuta il problema è solo spostato: voi avete fatto la classifica delle scuole, ma «quale» università sta valutando le matricole del primo anno?



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COMMENTI
09/04/2012 - Ci si può fidare della classifica della Fondazione (Pietro De Nicolao)

Classifiche simili in realtà sono largamente inaffidabili dal punto di vista statistico. Per esempio, nella classifica delle scuole del Piemonte, le classifiche variavano vistosamente da un anno all’altro. Una scuola addirittura "sprofondava" di 97 posizioni... Per dettagli: http://pietrodn.wordpress.com/2012/04/09/scuole-superiori-ci-si-puo-fidare-della-classifica-della-fondazione-agnelli/