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SCUOLA/ Valore legale, come smascherare in 3 mosse la "truffa" di Stato

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Manifestazione sindacale (InfoPhoto)  Manifestazione sindacale (InfoPhoto)

Seconda questione. Il vero problema del valore legale è nel nesso stretto tra questo e l’ingresso in buona parte del mondo del lavoro: quello pubblico e quello delle professioni. Nelle pubbliche amministrazioni la sola presenza di una laurea è di per sé condizione di un certo inquadramento, di passaggi di carriera e della possibilità di giungere a posizioni apicali. Stesso discorso vale per le professioni: l’esame di Stato ha come pre-condizione il possesso della laurea. Ed è su questo terreno che si svela l’“inganno” di come oggi in Italia è attuato il valore legale, perché quell’accertamento volto a tutelare la fede pubblica non esiste, è praticamente dato per scontato. In sostanza non esiste un reale momento di valutazione da parte dello Stato del fatto che le competenze teoriche (scritte sul “pezzo di carta”) corrispondano a quelle effettive. Gli esami per l’abilitazione all’esercizio delle professioni dovrebbero costituire questo momento di accertamento, ma chiunque abbia fatto parte di una commissione per un’abilitazione nazionale sa perfettamente che non è così: le competenze non si accertano per davvero e tutto si riduce al solito burocratismo italiano, in cui ciò che prevale è che il numero dei plichi consegnati corrisponda a quelli restituiti.  

Terza questione. Di qui l’estrema insoddisfazione da parte del mondo economico, produttivo e dei servizi per il valore legale e, più in generale, per questo sistema. Un sistema in cui lo Stato non regola davvero e non controlla niente. Ben venga allora la consultazione perché è utile capire prima di agire. Poi, però, anziché assumere decisioni tranchant sul valore legale, si facciano almeno due cose.

Anzitutto si continui nel lavoro di valutazione (VQR) delle strutture universitarie e dei singoli docenti, al fine di rendere più seri tutti i processi, magari correggendo, nel frattempo, qualche stortura che si sta evidenziando. Bisogna, infatti, obbligare tutte le università ad essere più serie, e lo Stato deve obbligarsi ad investire di più nell’istruzione superiore per dare il segnale che ci crede, che crede nella necessità di avere laureati più bravi.

In secondo luogo si torni al vero spirito del valore legale: l’accertamento delle competenze. Si eliminino i passaggi “automatici” (o peggio “falsi”) nella pubblica amministrazione; si riformi l’esame di abilitazione alle professioni in maniera adeguata (oggi la pre-selezione si fa spesso con i quiz!).

Vi è da augurarsi, in sostanza, che il governo dei tecnici inizi a cambiare anche questo modo di pensare all’amministrazione della cosa pubblica.

 



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