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SCUOLA/ La "rivoluzione" delle competenze non rischia di dimenticare i prof?

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Non basta perciò proporre linee guida per indicare alle scuole come “inserire organicamente il modello di certificazione o come impiegarlo”, è necessario formare gli insegnanti a pratiche metodologiche innovative che consentano forme di intervento strutturato per rendere l’apprendimento non solo intuitivo, ma un processo cosciente di decisione.

Ci riferiamo in modo particolare ai sistemi educativi cognitivi che offrono strumenti e pratiche per verificare se gli studenti hanno veramente acquisito la capacità di utilizzare la loro conoscenza, vale a dire se hanno acquisito la capacità di “imparare ad imparare”.

È necessaria una formazione degli insegnanti iniziale e continua, perché il punto non è quello di innovare il “metodo”, ma quello di conoscere ed applicare i tanti metodi che la ricerca pedagogica ha elaborato, per rispondere in modo idoneo al  bisogno di ogni studente. In questo modo si può attuare finalmente una ristrutturazione e quindi una riqualificazione professionale degli insegnanti.

Certamente, se il ritardo nell’investire in modo consistente nella formazione degli insegnanti sarà ancora prolungato, ci vorranno molti anni  per sentirne gli effetti e questo certo non sarà a causa di “una formazione di matrice universitaria” orientata fino alla recente riforma esclusivamente ad ottenere competenze nella disciplina.

 

(Maria Teresa Sigari, formatore Apef)



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