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SCUOLA/ Nella "guerra" dei compiti a casa, i prof che cosa fanno?

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All’interno delle diverse proposte organizzative elaborate da ciascuna scuola non può non essere considerata la questione “compiti e studio” e non possono non essere adottate e proposte strategie diverse che vanno esplicitate e “contrattate” (contrattare non è sinonimo di comunicare!)  proprio con le famiglie e gli studenti. Con buona pace del contratto formativo e della corresponsabilità che ne consegue.

3. Fare i compiti vuol anche dire “sapere come si fa”. Se assegnare esercizi e studio funzionali alle modalità d’apprendimento dell’allievo e coerenti con la scelta organizzativa fatta dalla famiglia sono passi indispensabili per affrontare il problema dei compiti a casa, ne esiste un terzo, altrettanto importante. Quando un ragazzino o un giovane dice, sinceramente, di non saper da che parte cominciare di fronte ad un compito assegnato,  vuol dire che qualche cosa non ha funzionato e non si può certo risolvere la questione addossandogliene sempre la responsabilità in toto (non è stato attento, non ha voglia di studiare, fa altro...). Attrezzare uno studente, dalla primaria alle superiori, rispetto al metodo necessario per eseguire un compito assegnato è azione professionale intenzionale, propria del docente, che non può certo pensare di delegarlo all’allievo stesso, al genitore o a qualche altro adulto esterno alla scuola. Non è sufficiente, dunque, “dare i compiti” e darli “giusti”, occorre anche accompagnare gli allievi allo sviluppo di  quella riflessività che permette loro di capire “come si fa” e “perché si fa così”, per poi diventare autonomi e responsabili  nel proprio agire personale, anche di fronte ai compiti assegnati. Penso, peraltro, che l’assunzione,  a sistema, di questo compito da parte dei docenti potrebbe essere l’inizio della soluzione di molti problemi della nostra scuola, proprio a cominciare dall’annosa questione de “i compiti a casa”. 



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COMMENTI
07/04/2012 - Proporzioni (Antonio Servadio)

Non è argomento fatto di bianchi o neri. Non è produttivo presentarlo e discuterlo come una questione di opposte teorie. Come spesso accade, è tutta questione di proporzioni. Stiamo con in piedi per terra. Ci sono sempre stati e tuttora abbondano professori che caricano gli alunni di ingenti quantità di lavoro da svolgere a casa. Per colmare le proprie lacune didattiche? O perché animati da zelo eccessivo? Altri saggiamente dosano i compiti individuali in base al periodo dell'anno scolastico (ritmo ed energie della classe) ed alle esigenze dei singoli. Fondamentale ricordare che in alcune scuole c'è il tempo pieno, in altre no. Non è pensabile che il lavoro a casa sia identico nei due casi, perché ogni giornata ha lo stesso numero di ore e perché l'educazione, la formazione culturale e la difesa della salute non passano soltanto dalle vie scolastiche. Molte lamentele dipendono dall'esuberanza del carico delle consegne per le vacanze. Sono dunque vacanze (riposo, sport, famiglia, amici, altre attività) o si tratta di un periodo in cui gli insegnanti sono in vacanza ma gli studenti debbono proseguire comunque nella didattica da soli, sopperendo alla mancanza della guida scolastica? E' questione di proporzioni, gli insegnanti debbono imparare a dosare i compiti a casa con saggezza. La dose fa la differenza, esattamente come accade in farmacologia.