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SCUOLA/ Caro Monti, prima di "sforbiciare" occorre farsi le domande giuste

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Il presidente del Consiglio, Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio, Mario Monti (InfoPhoto)

La scuola versa in condizioni di difficoltà gravi, rischia di avere un ministero che si limiti a pagare lo stipendio agli insegnanti, il resto rientra nel risparmio, ma in questo modo pian piano scomparirà. Di fronte a una situazione oggettivamente difficile, occorrerebbe invece ribaltare il modo di affrontare la questione. Al posto di salvaguardare il carrozzone, bisognerebbe potenziare ciò che dentro la scuola vale, spendere per la didattica e l’educazione, per dare ai giovani insegnanti validi con strumenti efficaci. Senza nulla togliere alla necessità di tagliare gli sprechi, occorrerebbe chiedersi di che cosa ha principalmente bisogno la scuola italiana per lanciarsi verso il futuro, per percorrere nuove traiettorie che realizzino le aspirazioni dei giovani. È questa la domanda che urge. La questione cui porre mano è l’identificazione dei beni primari dentro la scuola e il loro potenziamento.

Colpisce che da sempre lo Stato tedesco punti sugli insegnanti. Lo ha fatto a livello educativo e culturale, ma poi ha investito anche economicamente su questo, tagliando in altri campi. La scelta risponde ad un criterio ovvio ma preciso e gravido di conseguenze, quello che per avere una scuola di qualità si debba puntare sugli insegnanti. In Italia, terra di ideologica, statalista uniformità, si toglie a tutti la stessa percentuale, mentre ci si dovrebbe chiedere: “che cosa è decisivo per il futuro della scuola?”. Una domanda semplice, rispondendo alla quale si andrebbe a potenziare ciò che è utile alla scuola e a depotenziare ciò che invece appesantisce il pachiderma. Ma chi vorrà finalmente prenderla sul serio?



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COMMENTI
02/05/2012 - Progetto o disegno? II (Franco Labella)

Manco mi è capitato di vedere le cessioni gratuite alle scuole di macchine magari dismesse da Università e Ministeri. Se è per questo perfino l’educational o il fair use del software commerciale stentano a farsi strada. Un po’ di diffusione di open source a macchia di leopardo magari…. Condividere poi le risorse delle biblioteche mi pare una solenne cretinata: con quello che non si spende ora nè per le dotazioni librarie nè per creare e formare figure di bibliotecari figuriamoci alimentare i cataloghi on line o altre amenità. L’osservazione del Preside Pellegatta mi sembra, invece, spiegare meglio anche l’attuale coazione a ripetere al netto delle interviste ministeriali. Perché o ha ragione lui e manca il progetto o ha ragione chi, invece del progetto, individua il disegno: liquidare la scuola statale. E che lo facciano i “tecnici”, ahimè non nobilita il disegno stesso. Calamandrei l’aveva previsto qualche decennio fa. Del resto i tasselli del puzzle ci sono tutti: dalla discussione sul valore legale non solo della laurea alle bordate "antistataliste" a cui ricorre lo stesso Mereghetti per arrivare al ricorso ai "privati" come le banche che nelle scuole in cui si è eliminato lo studio dell'Economia, si occupano della Educazione finanziaria che è come affidare, di questi tempi, a Dracula la gestione della banca del sangue. Mancanza di progetto o disegno?

 
02/05/2012 - Progetto o disegno? I (Franco Labella)

Scrive Mereghetti: “Al posto di salvaguardare il carrozzone”…. “Senza nulla togliere alla necessità di tagliare gli sprechi” “In Italia, terra di ideologica, statalista uniformità, si toglie a tutti la stessa percentuale, mentre ci si dovrebbe chiedere: “che cosa è decisivo per il futuro della scuola?” Al di là dei moti dell’animo temo che l’analisi di Mereghetti sia un po’ contraddittoria nello sviluppo del ragionamento. Se si parla della scuola attuale come di un carrozzone (ahimè con un po’ di ruote bucate a leggere lo stesso Mereghetti) e se si alimenta l’idea che ci siano sprechi da tagliare come si fa poi a lamentarsi della impostazione data dai ministri e presidenti tecnici? Sprechi? Gli unici esempi che l’esperienza mi suggerisce sono, peraltro come dato non omogeneo, forse le fotocopie e sicuramente il rinnovo dei parchi tecnologici (computer, stampanti ecc.). Su quest’ultimo esempio la medicina prevista (la famosa Consip, centrale unica di acquisto) è perfino peggiore del “buco” che si vorrebbe tappare. Perché in qualche caso, come ben sa chi si occupa di questo nelle scuole, gli acquisti Consip si sono rilevati una “sòla” come dicono a Roma. Non mi è ancora capitato di vedere scuole che usino il leasing per i computer o l’acquisto di stampanti di uno stesso modello che farebbero ridurre la spesa per intanto i materiali di consumo e per le riparazioni possibili “cannibalizzando” le macchine stesse.

 
01/05/2012 - Grazie (sabina moscatelli)

per avere espresso in maniera così chiara e obiettiva cosa sta succedendo in Italia alla scuola. Spero che la Sua voce, che leggo molto libera, sia ascoltata e che il legislatore si fermi a riflettere su ciò che si accinge a fare. Ancora una volta, mi permetto di aggiungere, i sacrifici saranno richiesti ai più deboli e a non a tutti, come pensa il Governo. A chi è molto abbiente ha l'opportunità di studiare all'estero, di accedere ai Master più prestigiosi. I tagli sull'educazione si abbattono su tutto il resto del Paese.