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SCUOLA/ Caro Monti, prima di "sforbiciare" occorre farsi le domande giuste

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Il presidente del Consiglio, Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio, Mario Monti (InfoPhoto)

La scuola è di nuovo nell’occhio del ciclone. La revisione mirata della spesa pubblica diventa una scure che, impietosa, si abbatte a tagliare sia rami secchi, sia rami ancora verdi e vivi. I tagli alla scuola sono una necessità da cui non si può prescindere, il contributo dovuto per rimettere in sesto i conti disastrosi dello Stato. E di fronte all’emergenza il criterio che viene adottato è quello di spendere di meno per l’istituzione, di tagliare sedi istituzionali e biblioteche, di dare una bella sforbiciata agli affitti. Un criterio accettabile, ma che è del tutto difensivo, perché mira a mantenere lo status quo, nulla di più. Si affronta la questione scolastica cercando di mantenere in carreggiata il carrozzone in modo che continui il suo percorso, anche se è più che mai evidente che la velocità è quella della lumaca.

Due sono le osservazioni da fare di fronte all’ennesimo taglio che lo Stato si accinge a fare nei confronti della scuola, riducendo il suo intervento di spesa.

La prima osservazione riguarda la ragione stessa di questi tagli. Che si colpisca l’educazione e che lo si faccia con una logica di uguaglianza dei sacrifici è quanto di più sbagliato uno Stato possa fare. Infatti, che ognuno debba fare dei sacrifici per poter mantenere in vita lo Stato è un criterio che se in parte è giusto diventa sbagliato allorché lo si applichi meccanicamente. Uno Stato non può chiedere a tutti la stessa percentuale di sacrifici così che alla fine i conti tornino; deve dare dei giudizi di priorità, perché tagliare deve voler dire potenziare quei settori che sono fondamentali per dare un futuro al Paese, e tra questi la scuola è tra i più importanti, se non quello decisivo. Questo governo tecnico sbaglia non perché ci chiede i sacrifici necessari per poter ripartire, ma perché li chiede secondo un criterio di egualitarismo che va contro la realtà, perché non sa valutare che cosa sia più importante e meno importante. E in una società l’educazione è un bene primario!

La seconda osservazione riguarda la modalità con cui al ministero si fanno i tagli. Bisogna riconoscere al ministro Profumo grande attenzione per la didattica e l’educazione, il ministro vuole salvaguardarle il più possibile dalle limitazioni che lo Stato deve fare alle sue stesse spese. Ma di fatto vi sono già state forti penalizzazioni sia alla normale attività scolastica sia alle attività extrascolastiche che, oggi, sono quasi mero volontariato. La scuola è stata impoverita soprattutto laddove vi sono in campo la libertà e lo spirito di iniziativa: un insegnante che oggi si inventi qualcosa di nuovo lo può fare ma a spese sue, solo a spese sue; un insegnante che voglia condividere il tempo libero degli studenti lo può fare, ma anche questo senza chiedere un euro all’istituzione. 



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COMMENTI
02/05/2012 - Progetto o disegno? II (Franco Labella)

Manco mi è capitato di vedere le cessioni gratuite alle scuole di macchine magari dismesse da Università e Ministeri. Se è per questo perfino l’educational o il fair use del software commerciale stentano a farsi strada. Un po’ di diffusione di open source a macchia di leopardo magari…. Condividere poi le risorse delle biblioteche mi pare una solenne cretinata: con quello che non si spende ora nè per le dotazioni librarie nè per creare e formare figure di bibliotecari figuriamoci alimentare i cataloghi on line o altre amenità. L’osservazione del Preside Pellegatta mi sembra, invece, spiegare meglio anche l’attuale coazione a ripetere al netto delle interviste ministeriali. Perché o ha ragione lui e manca il progetto o ha ragione chi, invece del progetto, individua il disegno: liquidare la scuola statale. E che lo facciano i “tecnici”, ahimè non nobilita il disegno stesso. Calamandrei l’aveva previsto qualche decennio fa. Del resto i tasselli del puzzle ci sono tutti: dalla discussione sul valore legale non solo della laurea alle bordate "antistataliste" a cui ricorre lo stesso Mereghetti per arrivare al ricorso ai "privati" come le banche che nelle scuole in cui si è eliminato lo studio dell'Economia, si occupano della Educazione finanziaria che è come affidare, di questi tempi, a Dracula la gestione della banca del sangue. Mancanza di progetto o disegno?

 
02/05/2012 - Progetto o disegno? I (Franco Labella)

Scrive Mereghetti: “Al posto di salvaguardare il carrozzone”…. “Senza nulla togliere alla necessità di tagliare gli sprechi” “In Italia, terra di ideologica, statalista uniformità, si toglie a tutti la stessa percentuale, mentre ci si dovrebbe chiedere: “che cosa è decisivo per il futuro della scuola?” Al di là dei moti dell’animo temo che l’analisi di Mereghetti sia un po’ contraddittoria nello sviluppo del ragionamento. Se si parla della scuola attuale come di un carrozzone (ahimè con un po’ di ruote bucate a leggere lo stesso Mereghetti) e se si alimenta l’idea che ci siano sprechi da tagliare come si fa poi a lamentarsi della impostazione data dai ministri e presidenti tecnici? Sprechi? Gli unici esempi che l’esperienza mi suggerisce sono, peraltro come dato non omogeneo, forse le fotocopie e sicuramente il rinnovo dei parchi tecnologici (computer, stampanti ecc.). Su quest’ultimo esempio la medicina prevista (la famosa Consip, centrale unica di acquisto) è perfino peggiore del “buco” che si vorrebbe tappare. Perché in qualche caso, come ben sa chi si occupa di questo nelle scuole, gli acquisti Consip si sono rilevati una “sòla” come dicono a Roma. Non mi è ancora capitato di vedere scuole che usino il leasing per i computer o l’acquisto di stampanti di uno stesso modello che farebbero ridurre la spesa per intanto i materiali di consumo e per le riparazioni possibili “cannibalizzando” le macchine stesse.

 
01/05/2012 - Grazie (sabina moscatelli)

per avere espresso in maniera così chiara e obiettiva cosa sta succedendo in Italia alla scuola. Spero che la Sua voce, che leggo molto libera, sia ascoltata e che il legislatore si fermi a riflettere su ciò che si accinge a fare. Ancora una volta, mi permetto di aggiungere, i sacrifici saranno richiesti ai più deboli e a non a tutti, come pensa il Governo. A chi è molto abbiente ha l'opportunità di studiare all'estero, di accedere ai Master più prestigiosi. I tagli sull'educazione si abbattono su tutto il resto del Paese.