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SCUOLA/ Il segreto della traduzione? Sta nell’amicizia

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(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

Non solo: se anche la “categorizzazione astratta di regole grammaticali” comincia solamente con i grammatici di Port-Royal, però fin dai tempi più antichi (ce ne dà testimonianza per esempio Orazio in Epistulae II, 69-71) a scuola non si studiava genericamente l’usus, quanto piuttosto un canone di autori, identificato poi dalla cosiddetta Quadriga Messii – Virgilio, Terenzio, Sallustio, Cicerone. Insomma, basandomi anche sulla mia esperienza personale, rispondo che per entrare in contatto con le strutture della lingua è necessario uno studio approfondito della grammatica, affiancato da una ricca e immediata formazione in campo lessicale: avendo studiato un poco il tedesco e, ora, l’armeno mi accorgo che, pur non avendo alcuna difficoltà nell’apprendimento della grammatica, la maggior parte dei problemi deriva da una scarsa conoscenza del lessico.

La fase di “immersione”, per riprendere un termine del prof. Milanese, nella grammatica deve presto essere seguita da un’altra fase, che però io definirei di “immersione nel sistema linguistico”: per imparare davvero bene a tradurre, oltre a essere necessaria una sensibilità naturale all’aspetto linguistico dei testi, occorre un contatto assiduo con essi, per apprendere le modalità espressive peculiari della lingua. E vengo qui a completare la risposta alla domanda sull’utilità della traduzione: se la lingua, in quanto sistema, ha delle sue peculiarità espressive, e se, come insegnatomi dalla prof.ssa Moretti in un corso di Lingua latina, ogni autore a sua volta utilizza la lingua secondo il significato che vuole trasmettere, non potrà esserci altra utilità nella traduzione che quella di raggiungere un contatto il più possibile stretto con l’autore del testo. A chi si reca in un Paese straniero si presenta la necessità pratica di entrare in contatto con gli autori di testi (tali sono gli enunciati linguistici, anche solo “La panetteria sta all’angolo con la piazza”) nella parlata del luogo; a millequattrocento anni di studiosi e studenti, dall’emergere delle lingue romanze al dominio incontrastato dell’inglese come lingua di comunicazione internazionale, si è presentata l’esigenza di entrare in contatto con le grandi figure del passato – secondo il famoso racconto di Machiavelli evocato dal prof. Tanca –, e il mezzo era lo studio assiduo delle lingue nelle quali essi avevano scritto le loro opere.

Vorrei concludere con un’immagine suggestiva, che mi è nata dall’ascoltare un concerto, tenuto interamente a memoria, del grande pianista Andras Schiff, ma che si può applicare anche ai grandi autori del passato: come si studia per imparare a comprendere e disegnare progetti per costruire strade, ponti e palazzi, così forse, all’inverso, si ascolta un capolavoro della musica classica, si sono studiati e si studiano i testi dei grandi autori latini e greci come se fossero dei promemoria, lasciati perché ci ricordassimo la stoffa di cui sono fatti gli uomini grandi.

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COMMENTI
06/05/2012 - Attenzione alle fallacie argomentative (Enrico Tanca)

Sig. Busnelli, manca un po’ di attenzione. P.es. cita male Milanese, che scrive, invece, “dell’immersione nella lingua e […] della presa di distanza dalla lingua”. Lingua, e non grammatica. Che vive negli atti testuali (orali e scritti): ovvero l’usus. La quadriga è argomentazione pro: modello letterario e linguistico, cioè d’usus. La riflessione metalinguistica è seria, ma dopo: è incremento categoriale di lingua nota. Come quella materna (cfr. Orazio, quindi a sproposito). La grammatica in L1 presuppone il possesso della lingua! Si può apprendere una L2? Sì, per le lingue moderne. Ma per 2000 a. anche per il latino. Modellata? da limitata: cfr. e.g. Bacone, Newton, Agostino ed Erasmo. Che difese la vitalità del latino contro certi "ciceroniani" (de optimo genere dicendi). Lingua viva, quindi. Una lingua si impara da qlcn: la mamma, il maestro. Evtlm. anche dagli scritti; cmq per imitazione (cfr il caso "ebraico moderno"), la via più "naturale" ed efficace. Per tutte le lingue. La traduzione è fatto rilevante ma distinto dall’insegnamento di una lingua. Prima si impara una L2 e poi si traduce. Di ciò, della traduzione e di molto altro, cfr. Gobber e Milanese, con attenzione! E' padronanza linguistica la lenta decifrazione di una stringa di caratteri, con vari ausilii? Se puntiamo all’amicizia con gli auctores, questa non è la via. E ciò non solo in teoria. Qlcn parla latino. Veda l’Accademia Vivarium Novum: discenti e docenti che parlano correntemente latino e greco antico.