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SCUOLA/ Chiosso: la tecnocrazia non può sostituire la libertà

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Bisogna infatti chiedersi se il criterio (sacrosanto, beninteso) dell’efficienza e della dipendenza dalle categorie economiche sia il più idoneo a innervare una scuola all’altezza della complessità dei problemi legati alla crisi economica. Oppure se non si debbano mettere in campo anche altre risorse – che appartengono al capitale dei “beni immateriali” – e perseguire obiettivi a più ampio raggio per contenere, nel medesimo tempo, le illusioni dell’invadente tecnocrazia proceduralista e pensare a qualcosa di più e di diverso.

Il sistema educativo non sarà all’altezza dei tempi se non si creerà un nuovo spazio ideale e culturale in cui farlo: non è sufficiente aggiungere alla lista degli obiettivi nuove competenze da raggiungere o nuove risorse economiche.

Questo spazio già oggi esiste, almeno sulla carta: quello disegnato sul finire dagli anni 90 dalla grande svolta dell’autonomia scolastica. Se non si pratica coraggiosamente la strada dell’autonomia superando i ristretti orizzonti attuali, se non si investe sulla libertà delle istituzioni scolastiche di disegnare il loro futuro, se non si pongono le condizioni per creare sul territorio una grande alleanza in favore della scuola (famiglie, insegnanti, amministratori locali, risorse economiche e culturali), è difficile che dall’attuale stagnazione – segnata da una autonomia piccola e bardata da vincoli, lacci e lacciuoli centralistici – possa riportare la scuola al centro della vita del Paese.

Una scuola migliore è possibile solo dal basso. Ed è questa anche la via per restituire agli insegnanti – oggi delusi e spesso collocati in uno spazio mentalmente difensivo – il loro naturale ruolo di protagonisti. Nessun computer e nessuna competenza potrà mai sostituire l’esperienza di un maestro. 



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COMMENTI
11/05/2012 - deleghe e prospettive (Anna Di Gennaro)

Il suo interessante e condivisibile articolo ha suscitato in me il desiderio di rileggere l'intepellanza urgente del 23 ottobre 2003, n° 2-00942. Lo "sventurato" che rispose ad essa (Manzoni mi perdoni la licenza), individuò nell'e-learning la panacea alle difficoltà oggettive insite nella professione insegnante, di cui i media cominciavano a trattare ampiamente. Nell'imminenza della scadenza del decennio, ben vengano le sue acute riflessioni, dunque. Credo che la direzione sia quella giusta, ma la strada è un percorso ad ostacoli, invisibile ai docenti stessi...