BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Chiosso: la tecnocrazia non può sostituire la libertà

Pubblicazione:

Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Dopo il riordino della scuola secondaria, l’impegno del governo in ambito politico scolastico sembra orientato lungo due principali linee strategiche: la modernizzazione tecno-informatica e la promozione della cultura pedagogica delle competenze. Questi due obiettivi sono tenuti insieme dalla solida fiducia nella forza della tecnocrazia di governare i processi di cambiamento.

È tuttavia naturale chiedersi se la delega tecnocratica sia sufficiente per rispondere a una realtà nella quale gli effetti della crisi economica non si misurano solo con i tagli e le riduzioni di risorse, ma con una realtà esistenziale che sta mutando in modo complessivo e vertiginoso. Mi riferisco all’immersione in un periodo non breve nel quale i giovani sperimenteranno condizioni di vita e fruizione di beni inferiori o comunque non superiori a quelli di cui hanno fin qui goduto.

Il grande interrogativo che si aggira tra noi silente, ma pesante come un macigno, riguarda la capacità dei giovani di reagire a questa realtà: sapranno risalire la china rimboccandosi le maniche, studiando e lavorando di più, sapranno accettare la realtà e affrontarla a viso aperto, sapranno misurarsi – prima ancora che con la concorrenza globalizzata – con se stessi, con il loro desiderio di futuro, con una speranza credibile?

Sapranno vincere la retorica del declino vissuto come un evento ineluttabile e l’ossessivo primato assegnato all’assolutezza del presente e al valore singolare dell’individuo, per riallacciare relazioni virtuose e stringersi in una rinnovata solidarietà? Come sapranno aiutarli e sostenerli gli adulti? Gli educatori saranno capaci di veicolari valori positivi e costruttivi pur nelle difficoltà attuali?

Si tratta di questioni che, naturalmente, non toccano solo la vita della scuola e che investono anche (e forse soprattutto) le famiglie e gli stili di vita giovanili. Ma la scuola non può in ogni caso sfuggire la domanda su come aiutare i ragazzi e i giovani a tenere acceso, anche in tempi di crisi, quello che il presidente Napolitano nel  meeting di Rimini 2011 ha definito “il motore del desiderio”.

Oggi prevale nella maggioranza dell’opinione pubblica la convinzione che occorra rispondere alla crisi economica con un uso più oculato delle risorse degli individui, stabilire un nesso virtuoso tra luoghi della formazione e luoghi delle professioni, vigilare attentamente perché non ci siano sprechi, inadempienze, incapacità nel sistema scolastico, migliorare l’uso della lingua inglese e potenziare la capacità di avvalersi delle risorse info-telematiche. Esigenze tutte rispettabili che, tuttavia, scambiano per fini quelli che sono semplici strumenti e mezzi per assicurare maggiore capacità produttiva. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
11/05/2012 - deleghe e prospettive (Anna Di Gennaro)

Il suo interessante e condivisibile articolo ha suscitato in me il desiderio di rileggere l'intepellanza urgente del 23 ottobre 2003, n° 2-00942. Lo "sventurato" che rispose ad essa (Manzoni mi perdoni la licenza), individuò nell'e-learning la panacea alle difficoltà oggettive insite nella professione insegnante, di cui i media cominciavano a trattare ampiamente. Nell'imminenza della scadenza del decennio, ben vengano le sue acute riflessioni, dunque. Credo che la direzione sia quella giusta, ma la strada è un percorso ad ostacoli, invisibile ai docenti stessi...