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SCUOLA/ Vittadini: ecco le "non-riforme" che condannano la nostra scuola

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Dal film: Marcellino pane e vino, 1955, di L. Vajda (immagine d'archivio)  Dal film: Marcellino pane e vino, 1955, di L. Vajda (immagine d'archivio)

La qualità della scuola – Per analizzare il tema della qualità della scuola è opportuno far riferimento al rapporto Invalsi sui risultati delle prove 2011.

a) Qui verifichiamo l’opposto di quanto sinora osservato. Secondo i dati Invalsi, i risultati delle prove della secondaria superiore sono, infatti, perfettamente coerenti con quelli delle rilevazioni Ocse-Pisa. Si conferma in linea di massima una tripartizione dei livelli di risultato tra Nord, Centro e Sud. Dai dati emersi sulle ultime prove Invalsi, ancora una volta i ragazzi del Friuli-Venezia Giulia si confermano gli studenti italiani più bravi, insieme ai compagni del Veneto. Un risultato che confermerebbe la miglior qualità delle scuole del nord-est italiano rispetto ad altre realtà, come quelle della Calabria e della Sicilia, i fanalini di coda.

b) In coerenza con i dati Ocse si confermano progressivamente, nel passaggio dal primo al secondo ciclo, i fenomeni di “varianza tra scuole”, cioè le differenze nei risultati medi tra scuole e non all’interno della singola scuola, come invece sarebbe fisiologico.

c) In particolare nelle regioni settentrionali, dove gli esiti delle prove sono in genere migliori, si riscontra una sostanziale equivalenza dei risultati di matematica tra i licei e gli istituti tecnici, che smentisce la presunta maggiore efficacia formativa dei licei rispetto all’istruzione tecnico-professionale.

d) In linea generale, i ragazzi che hanno sostenuto le prove sembrano trovare più facili le domande relative ai testi narrativi rispetto a quelle dei testi espositivi e argomentativi, specie se discontinui, in cui viene richiesto anche di interpretare dati e grafici funzionali all’esposizione dei contenuti del testo.

e) In tutte le prove del primo ciclo d’istruzione vi è la forte riduzione delle omissioni degli studenti nelle domande aperte che richiedono di motivare o argomentare una risposta. Nella scuola secondaria superiore, invece, si riscontra ancora una certa tendenza a saltare Ie domande a risposta aperta.

Nel complesso emergono livelli insufficienti in certe regioni, gruppi di scuole inadeguate, difficoltà ad argomentare.

Gli squilibri territoriali – a) La cronica mancanza di dotazioni e di infrastrutture è il ritornello e il pianto greco dei sindacati, di molti editorialisti e di innumerevoli politici. Eppure, siamo tra i primi Paesi dell’Ocse per somme spese per la scuola, dalla materna alle superiori. In termini di patrimonio delle scuole (attrezzature didattiche, dotazione di libri e uffici) le scuole del Sud – forse anche per l’efficace impiego delle risorse europee – sono oggi in media le più ricche d’Italia: in testa alla graduatoria ci sono ben cinque regioni meridionali, che precedono persino la Lombardia. Gli istituti scolastici più informatizzati d’Italia sono in Puglia. E al Sud c’è anche più stabilità dei docenti, grazie a un grado di precarizzazione del personale che è la metà di quello che si registra al Nord.

b) E tuttavia, in tutti i gradi di scuola i docenti che fanno meno assenze per malattia sono quelli del Piemonte (dove peraltro operano molti professori di origine meridionale).

Quelli che ne fanno di più – anche qui ripetutamente in tutti i gradi di scuola – sono invece quelli della Calabria, che si assentano dal servizio più del doppio dei colleghi piemontesi. Per quanto riguarda il personale Ata, la provincia con meno assenteismo è quella di Cuneo, giusto tre settimane all’anno a letto, che si sommano alle ferie. C’è da chiedersi, però, il motivo per cui la scuola statalista e burocratica permette questo.



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COMMENTI
12/05/2012 - Il problema della scuola sono i ragazzi che perde (Gianni MEREGHETTI)

Grazie per questa analisi così puntuale e densa di prospettive. Leggendola mi è venuto in mente don Milani, il suo pungente giudizio, che il problema della scuola sono i ragazzi che perde! Vittadini evidenzia come la questione sia ancora di stringente attualità, oggi la scuola continua a perdere troppi, troppi studenti. Non è bastato don Milani, non è bastata la scuola di massa a non perdere più ragazzi, la questione è più profonda, tocca le ragioni per cui oggi un ragazzo o una ragazza entra in classe. Allora il pensiero va a quegli anni della "Lettera ad una professoressa". In quegli stessi anni, mentre il testo di don Milani era letto da tutti i sessantottini, vi era un altro testo che si stava affermando, "Il rischio educativo", un testo che raccontava un'esperienza, quella di don Giussani. In quell'esperienza proposta da don Giussani c'era e c'è il punto di forza da cui andare all'attacco della dispersione, l'educazione come uno sguardo che libera l'umano. Una strada che oggi continua, più forte, più certa di quanto lo fosse già in quegli anni. E l'esperienza di Portofranco è oggi il segno che si può recuperare allo studio e alla vita anche quei ragazzi che la scuola perde.