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SCUOLA/ Vittadini: ecco le "non-riforme" che condannano la nostra scuola

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Dal film: Marcellino pane e vino, 1955, di L. Vajda (immagine d'archivio)  Dal film: Marcellino pane e vino, 1955, di L. Vajda (immagine d'archivio)

c) Prendiamo in considerazione i voti più alti dati ai maturandi. Nel Vibonese si registra alla maturità una delle più alte percentuali di studenti promossi con il massimo dei voti e la più bassa percentuale di studenti promossi con il minimo dei voti. Il 33,6% dei diplomati può  mettere in bacheca un 100 o addirittura un 100 e lode. Una percentuale molto più alta della media nazionale (23%) ma addirittura tripla rispetto a quella della provincia di Varese. C’è da chiedersi, semplicemente: è possibile che tutti i cervelloni si siano concentrati nel Vibonese e tutti i somari nel Varesotto?

È una malizia immaginare che a Vibo Valentia i docenti usino un metro di misura diverso da quello usato a Varese? La tendenza, del resto, è uguale a livello di macroaree: i bravissimi premiati con il 100 o il 100 e lode sono nel Sud il 25,8%, nel Nord-Ovest il 18,7, quasi un terzo di meno. Sul piano regionale, le differenze sono ancora più marcate: gli studenti che escono con il massimo dei voti dagli istituti superiori calabresi sono il 30,4%, mentre da quelli lombardi sono la metà, il 16,6%.

Il fallimento della scuola tutta uguale – Negli Stati Uniti la condizione occupazionale dei figli dipende in misura maggiore dalla loro istruzione che non dal reddito dei loro genitori, mentre in Italia succede il contrario; rispetto alla situazione americana, poi, l’Italia presenta una minore mobilità nei livelli di istruzione. L’incapacità della scuola italiana di permettere una maggior mobilità sociale ha impedito di valorizzare i meritevoli non dotati di mezzi e di dare a tutti una preparazione adeguata a esprimere le proprie predisposizioni e incrementare le proprie conoscenze e competenze. Una scuola in cui si impara poco è certamente parte responsabile della dispersione scolastica che, troppo spesso, segna una emarginazione sociale da cui gli alunni più abbienti sono comunque maggiormente tutelati.

Alcuni spunti sul sistema di istruzione – In definitiva: lo statalismo, il centralismo, l’incapacità di valutare e valorizzare il merito di studenti e docenti, l’impoverimento ideale hanno mortificato la qualità della scuola italiana, anche a fronte delle ingenti somme investite. La scuola italiana si presenta carente sotto diversi profili: a) impoverimento del tessuto della formazione professionale; b) mancanza di differenziazione; c) centralismo burocratico. La scuola esprime oggi un modello che uccide l’autonomia, la creatività e la libertà nella scuola statale. Bisogna avere il coraggio di valorizzare l’autonomia nella scuola pubblica e le scuole libere. d) Degrado di istruzione ad apprendimento e di educazione ad istruzione; e) mortificazione della professionalità insegnante. Il professore potrebbe essere considerato un imprenditore, un costruttore, e invece è un impiegato senza stipendio adeguato, con migliaia di riunioni burocratiche, mortificato da un sindacato che vuole appiattire tutto, attutire le professionalità, impedire la creatività. Non favorire la libertà di insegnamento, far scatti burocratici di carriera.

Che cos’è l’insegnante e l’insegnamento – a) In un contesto di crisi, l’insegnante sembra essere la figura in crisi per antonomasia. Inoltre, l’ultimo rapporto Ocse Education at a glance 2011, in estrema sintesi, dice che gli insegnanti italiani lavorano poco, sono troppi e percepiscono stipendi bassi.

Eppure l’indagine conoscitiva Istat del 2007, per esempio, attestava che il 78,3% dei docenti, potendo ricominciare, avrebbe scelto di nuovo lo stesso lavoro, e per diversi motivi: il rapporto con gli studenti (87,8%); la passione per l’insegnamento (23,2%), la possibilità di mettere nel lavoro la creatività (10%), il rapporto con i colleghi (8,2%). Eccesso di burocratizzazione (23,1%) e inadeguatezza della retribuzione (18,7%) appaiono invece i due principali motivi di insoddisfazione verso la propria professione.



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COMMENTI
12/05/2012 - Il problema della scuola sono i ragazzi che perde (Gianni MEREGHETTI)

Grazie per questa analisi così puntuale e densa di prospettive. Leggendola mi è venuto in mente don Milani, il suo pungente giudizio, che il problema della scuola sono i ragazzi che perde! Vittadini evidenzia come la questione sia ancora di stringente attualità, oggi la scuola continua a perdere troppi, troppi studenti. Non è bastato don Milani, non è bastata la scuola di massa a non perdere più ragazzi, la questione è più profonda, tocca le ragioni per cui oggi un ragazzo o una ragazza entra in classe. Allora il pensiero va a quegli anni della "Lettera ad una professoressa". In quegli stessi anni, mentre il testo di don Milani era letto da tutti i sessantottini, vi era un altro testo che si stava affermando, "Il rischio educativo", un testo che raccontava un'esperienza, quella di don Giussani. In quell'esperienza proposta da don Giussani c'era e c'è il punto di forza da cui andare all'attacco della dispersione, l'educazione come uno sguardo che libera l'umano. Una strada che oggi continua, più forte, più certa di quanto lo fosse già in quegli anni. E l'esperienza di Portofranco è oggi il segno che si può recuperare allo studio e alla vita anche quei ragazzi che la scuola perde.