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SCUOLA/ 1. Consigli (non scontati) per "orientarsi" tra soggetto e predicato

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Avviene così che i verbi a due valenze (p.es. salutare) con un soggetto “agente” e un oggetto “paziente” siano annoverati nella categoria dei transitivi, così detti perché concepiscono un’azione come un percorso dall’origine, che risiede nell’agente, fino alla mèta, che è un oggetto “paziente” (patiens perché “subisce” l’effetto dell’azione; in una tradizione americana, quella di Leonard Bloomfield, si dice che l’oggetto esprime the goal, “la mèta”). Questo punto di vista fa corrispondere il soggetto all’agente. La struttura sintattica organizzata da questo punto di vista è detta “attiva”. Come è noto, la prospettiva può mutare e l’azione si può cogliere dal punto di vista del “paziente”: per rappresentare linguisticamente questa prospettiva si impiega tipicamente una struttura con il verbo nella diatesi passiva (Luigi è stato licenziato).

Tuttavia, non vi è una relazione biunivoca tra sintassi e semantica: segue che non posso definire il soggetto come “l’agente” o l’oggetto come “il paziente”. Vi è una tendenza, questo sì. Essa ha probabilmente una ragione statistica, ma anche un motivo psicologico: i verbi sono considerati parole che tipicamente significano azioni. Come conseguenza, i soggetti sono visti come tipici “agenti”, gli oggetti come tipici “pazienti”, anche se molti verbi non significano affatto azioni (dormire è un’azione?) e certi soggetti non sono agenti (il pallone ha rotto il vetro: chi compie l’azione? Il pallone, o il Luigi che lo ha gettato?).

La struttura “agente – azione – mèta / paziente”, appena considerata, è privilegiata nella descrizione grammaticale. In realtà, essa è solo una delle varie costruzioni fatte per esprimere schemi di evento della realtà. Nelle ricerche di cognitive linguistics se ne sono individuate diverse altre. Ne riprendo alcune dal manuale di René Dirven & Marjolijn Verspoor (Introduzione alla linguistica: un approccio cognitivo, Forlì 1999: 116-129). Ciascuna reca il nome dello schema di evento cui tipicamente si lega:

a) “esistenza”, che corrisponde a uno “stato” e mette in relazione un’entità con un modo di essere; lo schema trova corrispondenza nelle frasi nominali con la copula, ma anche in altre frasi in cui essere è verbo di esistenza (C’è del marcio in Danimarca);

b) “avvenimento”, che coinvolge un oggetto in un processo (La pentola bolle);

c) “esperienza”, che dà struttura linguistica a eventi sensoriali (vedere, udire) e mentali espressi da verbi come pensare, sapere, volere ecc. Si richiede un individuo nel ruolo di “sperimentatore” (Gigi vede una casa). Si osserverà che in lingue come il russo questo schema trova corrispondenza in frasi come Mne viden dom “vedo una casa”, dove il dativo mne “a me” corrisponde allo sperimentatore e dom “casa” ha il ruolo di oggetto cui si dirige l’esperienza;

d) “possesso” è uno schema che prevede, come primo partecipante, un “possessore”; vi sono diversi sottotipi, nei quali si incontra un possessore umano (Maria ha molti amici) oppure un oggetto (Il tavolo in salotto ha tre gambe: in questo caso il possesso è una metafora);

e) “movimento” è lo schema “origine – percorso – meta” (Il libro è caduto dalla mensola sul computer);

f) “trasferimento” è lo schema attivato con il verbo dare: un “agente” è primo partecipante; vi compaiono poi un “beneficiario” e un “paziente”.



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