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SCUOLA/ 2. Dal Tfa al valore legale, dov’è finito il "principio responsabilità"?

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Tutti sappiamo che i docenti dovranno, quando entreranno in ruolo, sostenere l’anno di prova, con un corso apposito ed una relazione finale di fronte al “comitato di valutazione”. Ma, come ben sa chi conosce la scuola reale, quando mai è successo che un “comitato di valutazione” interno abbia nei fatti bocciato o solo fatto slittare di un anno l’immissione in ruolo? I ricorsi al giudice del lavoro, col patrocinio dei sindacati, sono sempre dietro all’angolo. Il problema è dunque “filtrare” in termini qualitativi l’entrata dei docenti nella scuola, in ragione, poi, di un sistema di valutazione sull’effettivo servizio di tutti i docenti, di ruolo e non di ruolo. È noto che non è facile studiare la scuola non solo come luogo di apprendimento, ma – in modo analogo e comparato rispetto agli altri ambiti del lavoro –  anzitutto come luogo professionale. Senza questo passo in avanti riformatore, sarà sempre difficile, oltre le medie statistiche, entrare nel merito delle provocazioni, come la battuta un po’ affrettata del ministro Fornero, sulle carenze degli studenti italiani.

Ci piacerebbe che il ministro Profumo, assieme al ministro Fornero, assumesse una iniziativa in ordine a questi aspetti. Senza lasciare, ai poveri presidi, la patata bollente, tra poche settimane, di quei docenti critici, che nessuna classe vuole, ma ai quali noi dobbiamo assegnare, per il prossimo anno, le fatidiche 18 ore di cattedra. Ruotandoli di anno in anno, e costringendo i docenti migliori a prendersi le classi lasciate in difficoltà da questi docenti.

Se una selezione, attraverso un concorso, non tiene in conto anche questo aspetto cruciale, presente in tutte le scuole, non incideremo davvero sulla qualità dell’offerta formativa, una qualità reale che è prioritaria rispetto anche alle risorse finanziarie, ai vecchi o nuovi ordinamenti, alla organizzazione e alle strutture. Sono le persone che fanno la scuola, anche come organizzazione didattica, non viceversa! Anche l’organizzazione, lo sappiamo, si impara, ma senza pretese deterministiche.

Proprio per questi motivi, concretissimi, ma dei quali, chissà perché, non si può discutere, accanto al “principio di persona” noi dovremmo dunque tenere sempre a mente il “principio di realtà”, cioè vedere nel concreto come stanno le cose. Chiedendo, a chi vive sul campo le mille difficoltà del lavoro quotidiano, come intervenire. Senza più affidarsi ai soliti rappresentanti sindacali, oramai da anni lontani dalla scuola reale, come sono lontani dalla scuola reale anche i troppi “tecnici” delle burocrazie ministeriali centrali e periferiche. I veri “tecnici” di un “governo tecnico” che ha sentito la necessita di affidarsi a super-tecnici esterni. Quei tecnici ministeriali che stanno imponendo, più o meno surrettiziamente, l’azzeramento dell’autonomia scolastica, in nome di un redivivo centralismo. Provare per credere.



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