BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ 2. Dal Tfa al valore legale, dov’è finito il "principio responsabilità"?

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Pensiamo qui alla (demagogica) consultazione sull’abolizione del valore legale dei titoli di studio, conclusasi lo scorso 24 aprile, e oggi lasciata nel silenzio dei corridoi ministeriali. Sono 50 anni che se ne parla, ma nulla si è fatto, dalla denuncia di Einaudi in poi. Con l’abolizione si cancellerebbe una sorta di circolo perverso: quello per cui da un lato lo Stato crede di imporre un’uguaglianza solo formale attraverso un pezzo di carta, dall’altro gli studenti e le famiglie credono davvero, soprattutto i meno abbienti, che esista una uguaglianza di fatto, cosa non vera, tra scuole e tra università. I titoli di studio, invece, non hanno nella realtà lo stesso valore, indipendentemente da dove sono stati conseguiti. Una verità che va letta non in negativo, ma in positivo, perché riconosce la libertà come responsabilità, cuore pulsante del nostro vivere sociale. Il “metodo della libertà” come centro di una matura democrazia. Non però una libertà ridotta a “far west” formativo: lo Stato fornisca la certificazione dei livelli essenziali di accreditamento, sulla base di standard minimi. In tal modo lo Stato sarebbe finalmente garante del “servizio pubblico”.

Ci vorrebbero più “operazioni verità”, come le aveva chiamate Monti all’inizio del suo incarico. A 360 gradi. Ma, come si è visto anche in queste ultime elezioni politico-amministrative, in Italia non mancano i politici o i candidati alla carriera politica, vecchi e nuovi. Il problema è che manca la politica. Cioè quella capacità di andare oltre le mille corporazioni, per individuare quel “bene comune” che tutti invocano. Non so se solo a parole.

 

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.