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SCUOLA/ Prove Invalsi, Profumo, sindacati: chi è di troppo?

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Nel dare i numeri veri e nell’offrire un forte assist al Servizio Nazionale di Valutazione, il ministro Profumo ha del resto ottemperato ad un suo must prioritario. Fra le ragioni fondative del governo cui appartiene non vi sono infatti tutti i variegatissimi e fantasiosi, oltreché ragionevolmente irrisolvibili (il reclutamento!), temi su cui ha dovuto in questi mesi esercitarsi. La famosa 13esima domanda dell’Europa chiedeva solo ragione della accountability delle scuole italiane e delle modalità con cui migliorarne il livello. E non è un caso che i presidenti ovvero commissari straordinari dell’Invalsi vengano ultimamente dalla Banca d’Italia: saremmo stati freschi se avessimo dovuto affidarci all’accademia pedo-didattica.

Ciò nonostante, stiamo assistendo a tentativi di tirarlo per la giacchetta dalla parte più datata e conservatrice della sinistra, che è uscita infine allo scoperto. Appelli prontamente ripresi - nonostante la limitata numerosità dei firmatari - nientepopodimeno che dai senatori della repubblica, lettere aperte strappalacrime su tutti i più vari siti che invocano in ogni modo il ritorno al “campionario”, pena il degrado irreversibile della scuola italiana. Il campionario da solo – cioè la soluzione di sottoporre alle prove solo un numero limitato di scuole, già tentata da Fioroni - è notoriamente la foglia di fico che si appone chi vuole impedire che si conosca il livello di tutte le scuole con il censuario, senza peraltro avere il coraggio di negare l’importanza scientifica delle valutazioni standardizzate esterne. Speriamo che gli studenti non rispondano alle sirene del  masochismo, che gli insegnanti capiscano che ne va della loro immagine agli occhi di una opinione pubblica già molto scettica e che i dirigenti sappiano dimostrare di esserlo. Speriamo inoltre che il ministero esca dalle sue ambiguità, sciogliendosi dall’abbraccio mortale con l’ambiguità dei sindacati. In ogni modo la stragrande maggioranza delle scuole del Paese ha dimostrato di non avere paura di specchiarsi ed ha il diritto che si sceveri il grano dal loglio.



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