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SCUOLA/ Aprea, luci e ombre di una riforma mancata

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Il condizionale appena  usato è d’obbligo, perché per altro verso il testo in discussione presenta – ad avviso di chi scrive – lacune o motivi di incertezza che possono di fatto frenare anche  le buone intenzioni sottese. Un primo nodo è costituito da quanto si prevede a proposito delle reti di scuole o dei consorzi a sostegno dell’autonomia scolastica. In particolare nell’articolo 10 emerge una visione delle forme di supporto alle scuole non certo in sintonia con quanto prefigurato dall’articolo 50 della recentissima legge n. 35/12, laddove la scelta per il modello delle reti territoriali tra istituzioni scolastiche appare come necessaria al fine di conseguire la gestione ottimale delle risorse umane, strumentali e finanziarie indispensabili per il funzionamento delle scuole (vi è anche la prefigurazione di un organico di rete per una serie di finalità comuni alle scuole cointeressate): c’è da chiedersi se una mano non sa quella che ha appena fatto l’altra. E va sottolineato, in proposito, che la configurazione e il ruolo delle reti non è certo questione marginale nel riassetto del sistema scolastico per attuare (finalmente in modo organico) l’autonomia: mentre nel pdl 953 l’ipotesi delle reti è meramente eventuale, nel suddetto articolo 50 le reti appaiono come una scelta di sistema, sia pure da sviluppare e precisare nelle linee guida che il Miur deve definire a breve.

Vi è poi la questione della rappresentanza istituzionale delle scuole dell’autonomia, oggetto del capo secondo del pdl in discussione, che affronta un nodo non certo trascurabile per il futuro assetto del sistema scolastico e dei supporti tecnici (v. Cis), ossia quello delle modalità di interlocuzione delle scuole con le istituzioni territoriali e con il Miur. Le soluzioni ivi prefigurate appaiono basate su un modello sostanzialmente vecchio e in certo modo a cascata,  a partire dal Consiglio nazionale delle autonomie scolastiche e poi dalle varie Conferenze regionale e locali. Soprattutto non emerge una prospettiva in cui sia ripensato radicalmente il ruolo istituzionale del Miur, così come quello degli organismi di valutazione del sistema scolastico, mentre resta del tutto evanescente sia il ruolo istituzionale delle Regioni nel finanziamento e nella programmazione scolastica così come nella disciplina del personale docente, sia quello delle istituzioni locali, le cui funzioni di supporto alle scuole sono tuttora in discussione al Senato nella Carta delle autonomie.

Qui emerge un evidente limite di scenario del pdl 953, che appare inevitabilmente una sorta di intervento tampone su un aspetto certo importante, ma che è un tassello da inquadrare (con coerenza) in una riforma generale del sistema scolastico di ben più ampio respiro, indispensabile per un effettivo decollo anche dell’autonomia delle scuole. Bisogna, in sostanza, affrontare finalmente il nodo dell’attuazione del titolo V chiarendo in tale contesto anche la condizione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche nonché i supporti e i rapporti con le altre istituzioni del sistema repubblicano.

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