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SCUOLA/ Il mito della Finlandia: qualcosa sui prof si può imparare

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(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

Per avvicinarci alla buona scuola della Finlandia andrebbero quantomeno perseguite due strade: la scelta dei docenti a un livello più vicino al territorio e alle diverse esigenze delle scuole (in Lombardia si sta aprendo qualche spiraglio con le politiche educative dell’assessore Aprea; e l’allargamento del concetto di pubblica istruzione... Questo concetto rimanda al difficile (solo in Italia) tema della effettiva e reale libertà di educazione. Dove questa manca, paradossalmente, si acuiscono i problemi e le disparità.

A questo proposito in Finlandia come funziona?

Come in molti paesi del nord Europa, anche in Finlandia la scelta dei genitori è libera e gratuita, sia per iscrivere i figli a scuole statali (in realtà sono gestite delle Autorità locali) sia per farli frequentare scuole libere non governative. In presenza di uno specifico bisogno del territorio, chi rientra negli standard stabiliti dal “permesso di educazione” può erogare il servizio. La quota dei ragazzi che frequentano le scuole non governative è in crescita (attualmente riguarda l’8-10% dei ragazzi finlandesi) ma, al di là del peso reale contribuisce a migliorare la competitività del sistema. Ciò avviene, ad esempio, anche nella vicina Svezia, nelle cui grandi città il 40% degli studenti di scuola secondaria superiore accede alla scuola libera (ma finanziata dallo Stato in base ad un efficiente sistema di vouchers).

Sono tutte qui le differenze?

No. Ce n’è almeno ancora una molto importante. In Finlandia, i ragazzi hanno a scuola un supporto specifico di docenti di recupero ma, fuori della scuola, hanno la possibilità di accedere a costi “politici” a strutture del tempo libero, anche in convenzione, monitorate e sovvenzionate dai comuni. Le competenze che si acquisiscono affiancano per via ludica quelle scolastiche e sono talmente importanti per i risultati finali degli alunni che i loro standard sono sotto la sorveglianza dello stesso organismo che appronta il curriculum nazionale scolastico.




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COMMENTI
22/05/2012 - Ma io Le ho scritto ALTRO... (PIETRO BLUMETTI)

Scusi ma ha letto quello che Le ho scritto? Sembrerebbe proprio di no! Io consideravo come fosse pericolosissimo e controproducente conferire le "libertà" del sistema scolastico finlandese (da lei sponsorizzate) alle scuole italiane... Ed in particolare sottolineando come da noi le scuole paritarie scelgano ancora oggi i loro docenti solo in base alla personale "SIMPATIA" che il DIRIGENTE-CAPO provi nei loro confronti (e che naturalmente possono essere licenziati... sulla base della semplice eventuale "antipatia"). E' chiaro come questo tipico "clientelare sistema italiano" NON abbia nulla a che vedere con un sistema in cui la "libera" scelta di una scuola sia in realtà VINCOLATA dalla possibilità di scegliere SOLO tra Docenti che abbiano superato selettivi Concorsi pubblici (che premino veramente la qualità). Da noi le scuole Paritarie NON GARANTISCONO affatto la "parità"! Perchè calpestano (vigliaccamente!) diritti economici e "sindacali" che sono tutelati nella scuola pubblica (compresa l'indispensabile indipendenza e "libertà" nella valutazione degli alunni....). Vuole continuare a vedere milioni di ragazzi che, dopo aver sgobbato onestamente per anni, nel momento di concorrere per un posto di lavoro, vengono regolarmente SUPERATI da chi ha conseguito il loro stessi "pezzi di carta" (naturalmente con una votazione più alta) percorrendo "altre" comodissime scorciatoie (privilegio di pochi ricchi)? Io questo schifo, che ha devastato il nostro paese, NON LO VOGLIO!

 
18/05/2012 - Una replica tipica da "esperto" scolastico (Giorgio Israel)

Il mio articolo non aveva come fine la critica dei test Pisa: quello era soltanto un sottoprodotto del discorso. Bensì la miseria culturale di un'impostazione che distrugge la cultura e l'istruzione matematica, come del resto sostenuto da duecento matematici finlandesi che hanno sottolineato il disastro pedagogico di quell'impostazione. Ma sul merito lei non ha nulla da dire. Lei risponde con indici e percentuali che non vogliono dire nulla, assolutamente nulla. Questo uso della statistica è degno del celebre libro di Huff. Portare il numero degli abbandoni a zero cancellando la conoscenza di cos'è una frazione non è un successo, è un modo truffaldino di contrabbandare un disastro. Vi sono tanti modi per cancellare gli abbandoni scolastici: per esempio promuovendo tutti. Vogliamo fare a cambio? Per nulla al mondo. Ma presto avremo questo sistema grazie a voi "esperti scolastici", esperti in percentuali e inesperti in contenuti dell'insegnamento, che poi dovrebbero essere l'unica cosa interessante in questo ambito. Dovrebbero…

 
17/05/2012 - Non pretendo che... ma... (Giorgio Israel)

Non pretendo che si legga tutto quel che si scrive e, in particolare, quel che ho scritto io. Non sono tanto narcisista. Ma l'articolo che ho scritto un anno fa per Il Foglio sul bluff della scuola finlandese - quantomeno per quanto riguarda la matematica - non soltanto era basato su numerosi articoli di professori finlandesi, ma ha avuto una diffusione amplissima. Soltanto dal mio blog - dove si può ancora trovare: http://gisrael.blogspot.it/2011/05/il-bluff-della-matematica-finlandese.html – è stato scaricato migliaia di volte, ed è stato ripreso da non so quanti siti. Non sarebbe stato più utile misurarsi su questa analisi, invece di ignorarla, ovvero misurarsi con argomenti che dimostrano che la scuola finlandese è un bluff e anzi, un autentico insuccesso.

RISPOSTA:

La ringrazio per la pubblicità al suo interessante articolo che io non ho difficoltà a condividere sulle criticità di Pisa. Non le sarà sfuggito, però, che, pur apprezzando le buone pratiche finlandesi, mi sono guardato dall’appoggiarmi ai ranking dell’Ocse sugli apprendimenti dei 15enni. Alcuni punti forti che fanno trasparire il vantaggio educativo sono, invece, quelli di un sistema: 1) che ha conservato una scarsa varianza tra scuole (notorio indice di salute scolastica); 2) che ha avuto la forza di mantenere il 10% dei docenti tra i laureati con i migliori voti; 3) che ha contenuto, con un’organizzazione e un’attenzione pedagogica dedicata, il numero degli abbandoni a livelli risibili evidenziando appena il 2,2% nei licei e l’8,9% nella VET; 4) che ha portato al dottorato il numero più alto al mondo di giovani rispetto alla popolazione. Vogliamo fare cambio? GZ

 
17/05/2012 - OK ...MA DA NOI.... (PIETRO BLUMETTI)

Interessante articolo. Ma NON chiarisce, e non denuncia, come alcuni aspetti della realtà Finlandese, se "importati" darebbero in Italia risultati opposti. Qualche esempio: 1. in merito alla scelta dei docenti (lasciata alla responsabilità diretta delle scuole) è chiaro che diviene "positiva" SOLO quando si possa scegliere tra chi abbia superato concorsi pubblici che garantiscano "veramente" la selezione in base a qualità e merito! In Italia INVECE da sempre le scuole "Private" (ora "paritarie") per decenni hanno scelto "chi volevano"... non era richiesto neppure un pubblico titolo abilitante. Ed anche ora... è richiesto solo quello! (per il resto... basta che "piaccia” al dirigente-capo). In tale penoso "italico contesto" è chiaro che tali istituti "paritari" continueranno a sfruttare i docenti (sottopagati e quasi sempre "in nero") scelti per semplice "amicizia" e altrettanto facilmente "licenziabili"... senza assolutamente garantire qualità. 2. in Italia lo Status sociale del docente (come anche il suo "stipendio") è molto diverso da quello finlandese. 3. la spesa che i governi riservano alla scuola è infinitamente minore di quella finlandese; 4. inoltre le già esigue risorse, invece di essere spese per la formazione dei ragazzi, sono da sempre "sprecate"! Destinate ad alimentare il potere economico e "politico " di un INUTILE apparato amministrativo-burocratico (...assurdo, per esempio, quanto relativo alla formazione cocente). Pietro Blumetti- Codim – www.codim.jimdo

RISPOSTA:

Le ultime scene de “Il gladiatore” basterebbero a farci capire che una competizione può essere squilibrata dalle condizioni di partenza. Non è possibile dare un giudizio completo sulle scuole paritarie se prima non si raggiungono gli standard di sostegno già presenti nella maggior parte dei paesi Ocse (la rimando a Education at a Glance 2011 Tav. D5.5-1/2). Al contrario, bisognerebbe mettere in condizione di operare quelle realtà (non certo i diplomifici) che, nell’ambito del sistema pubblico della legge 62/00, sappiano gestire meglio la scuola dal punto di vista didattico e organizzativo. Né si tratta di dare più soldi, sempre e comunque, alle scuole di Stato (già la spesa pro capite per studente nella scuola dell’obbligo italiana è sopra la media OCSE senza ottenere conseguenti risultati) ma di qualificare la spesa. Se lo Stato farà la sua parte, più come “commissioner” che come gestore di una nicchia protetta, ci sarà una sana competizione e i risultati saranno al livello di quelli dei paesi già oggi più performanti. GZ