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SCUOLA/ Come si fa a studiare in maggio?

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Maggio, il mese della ginestra (Fotolia)  Maggio, il mese della ginestra (Fotolia)

Paradossalmente, perciò, in questo periodo stringere i denti e non andarsene in giro per concentrarsi sullo studio non farebbe che alimentare il dualismo. Si tratta, invece, di andare in giro davvero, di affacciarsi alla finestra davvero, di amare davvero. Solo chi si alza dalla sedia può sentire Leopardi come un amico, da inondare di domande: come mai per me le strade sono solo strade e per te invece sono piene di Silvia? come mai per me maggio è solo l’ultimo spazio di apnea prima delle vacanze e per te la promessa della natura? Proviamo, una sera di maggio, a guardare il cielo stellato: non traboccheranno dal nostro cuore le stesse domande del Pastore errante dell’Asia?

Luigi Giussani descriveva lo studio con un’immagine molto leopardiana: «Studere: quando un ragazzo pensa alla sua ragazza, oppure quando un ragazzo dagli spalti della scuola tira il collo per vedere la sua ragazza che è entrata in aula, distraendosi dal professore perché ogni tanto la guarda, questo si potrebbe tradurre in latino con la parola studere: è l’essere attirato dall’essere».

«Attirato dall’essere»: studiare consiste in questa attrazione, come una ricerca su un vocabolario di latino svelerebbe con estrema sorpresa. Il sostantivo studium significa infatti «desiderio, ardore, passione, amore, cura, zelo, attaccamento, occupazione prediletta, inclinazione, gusto»: come siamo arrivati a sentire che lo studio coincide esattamente con il contrario di queste parole? Oserei dire: studiando troppo, affacciandoci poco, tradendo insomma il metodo di Leopardi.

«Noi studiamo troppo, per poetare». Nel saggio sul fanciullino, Pascoli è stato chiarissimo: «mettiamo lo studio ove non c’entra», perché «lo studio deve essere diretto a togliere più che ad aggiungere: a togliere la tanta ruggine che il tempo ha depositata sulla nostra anima, in modo che torniamo a specchiarci nella limpidezza di prima».

È l’esperienza semplice della poesia, che Ovidio, all’inizio del secondo libro dei suoi Amores, coglieva splendidamente: «via da qui, state lontano, voi moralisti! / Non siete la platea adatta per ritmi dolci. / Mi legga una ragazza appassionata (“non frigida virgo”) che desidera il suo fidanzato, / e l’adolescente grezzo (“rudis puer”) toccato dall’amore che non conosce (“ignoto tactus amore”); / e uno di questi ragazzi, ferito anche lui dall’arco che ha ferito me, / apprenda i segni rivelatori della sua fiamma, / e dica, dopo lungo stupore: “informato da quale spia / questo poeta ha messo nei versi suoi i fatti miei?”».

Dai versi dei grandi poeti grondano i «casus meos», e infatti non c’è bisogno di nessuna precondizione perché ciascuno possa scoprire che «le sudate carte» sono anche «studi leggiadri»: chi ama i luoghi reali, così belli in questo mese, non si perde nei luoghi comuni, e ama la poesia chi ama la vita, chi sorprende quell’attrazione per l’essere che gli passa dentro il cuore e che «lingua mortal non dice».



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COMMENTI
18/05/2012 - commento (fosco bertani)

Solo se anche durante tutti gli altri mesi la vita è entrata nella scuola essa può irrompere in maggio...

 
18/05/2012 - BELLA DOMANDA! (Gianni MEREGHETTI)

Bella domanda questa, bella domanda quella del come si faccia mai a studiare a maggio? E' la stessa domanda che ogni mattina di questi giorni di maggio mi incalza in altro modo, come si fa a spiegare a maggio? E domanda che diventa sempre più stringente quando incrocio gli sguardi preoccupati degli studenti che pensano a quello che succederà l'ora dopo piuttosto che a quello che sto spiegando con tutta la passione di cui sono capace. Vero quanto dice Valerio Capasa riportando don Giussani, a maggio c'è ancora più in gioco quello che è in gioco a settembre, è in gioco il punto di forza dell'educazione, quello che segna la spiegazione, lo studio, l'approfondimento, il giudizio, è una attrattiva la mossa della conoscenza, è solo una attrattiva! Per questo che bello maggio! Bello questo andare quotidianamente al fondo di ciò di cui è fatta una scuola, la lotta quotidiana tra l'attrattiva e l'inutile scontatezza del dovere. Si gioca in questi giorni una partita che per ognuno di noi è decisiva, studenti o insegnanti, la questione seria del nostro studiare o del nostro spiegare o dell'interrogare è che attrattiva ci muove! E solo per una attrattiva diventa bello spiegare o studiare, solo per l'attrattiva che trae la ragione e l'affetto verso la realtà e la sua bellezza.