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SCUOLA/ Come si fa a studiare in maggio?

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Maggio, il mese della ginestra (Fotolia)  Maggio, il mese della ginestra (Fotolia)

Quando torna maggio, la voglia di studiare diminuisce. E nelle aule scolastiche, ma anche fuori, si aggirano parole stanche, pesantezze accumulate, fretta di smettere. C’è il mare che chiama, e non siamo certo tutti Leopardi: si sa, quel musone buttò a mare la sua adolescenza con «sette anni di studio matto e disperatissimo» (che poi, permettetemi: che male c’è, per chi nasce con un talento poetico, a dedicare tutte le sue giornate a quel talento? Qualcuno si fa forse problema se Messi ha dedicato la sua intera adolescenza a un pallone?). Comunque, per chi non è nato col talento dello studio, a maggio c’è il mondo che chiama come non mai, e lo studio può attendere: rimandato a settembre.

A me sembra, tuttavia, che esista una prospettiva di studio e di vita molto più interessante, che maggio stesso ci invita a scoprire urgentemente. Lasciamo che a proporcela sia proprio Leopardi. Ricordate A Silvia? «Era il maggio odoroso», appunto, e «le vie dintorno» risuonavano del «canto» di Silvia, della sua voce «assai contenta / di quel vago avvenir che in mente avevi». E cosa faceva l’adolescente Leopardi? Smetteva di studiare e si affacciava al balcone per sentirla cantare:

Io gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,
D’in su i veroni del paterno ostello
Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
Ed alla man veloce
Che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orti,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
Quel ch’io sentiva in seno.

Guardava il mare, e le solite strade non erano più solite: erano «dorate» per il sole di maggio e per la voce di Silvia. Come può una «lingua mortal» riuscire a dire i «pensieri» e le «speranze» che succedevano nel cuore di quel ragazzo innamorato?

In questi versi si nasconde, a mio parere, il segreto dello studio. Cosa serve, per esempio, per comprendere A Silvia? Fare un’analisi del testo oppure affacciarsi al balcone, e magari scendere per strada, passando sotto la finestra della ragazza di cui siamo innamorati? Come ci si potrebbe accostare ai versi leopardiani se ci mancasse l’esperienza di un amore di maggio, che ci riempie il cuore e le strade di promessa?

Continuare a pensare che la vita e i libri non c’entrano niente, che serve un ultimo sforzo e poi saremo liberi, è il modo subdolo per non essere mai noi stessi in quello che facciamo, per non porgere gli orecchi al suono né dei poeti che ci tocca studiare né soprattutto della nostra Silvia. Urge invece paragonare la propria vita con le parole che leggiamo, partendo dall’ipotesi che fra quei due mondi possa aprirsi un dialogo. Del resto, solo questa prospettiva non tradisce l’origine di A Silvia, che non è nata fra quattro mura ma affacciandosi alla finestra, non fu scritta da un uomo chino sui libri ma da uno che smise di studiare. 



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COMMENTI
18/05/2012 - commento (fosco bertani)

Solo se anche durante tutti gli altri mesi la vita è entrata nella scuola essa può irrompere in maggio...

 
18/05/2012 - BELLA DOMANDA! (Gianni MEREGHETTI)

Bella domanda questa, bella domanda quella del come si faccia mai a studiare a maggio? E' la stessa domanda che ogni mattina di questi giorni di maggio mi incalza in altro modo, come si fa a spiegare a maggio? E domanda che diventa sempre più stringente quando incrocio gli sguardi preoccupati degli studenti che pensano a quello che succederà l'ora dopo piuttosto che a quello che sto spiegando con tutta la passione di cui sono capace. Vero quanto dice Valerio Capasa riportando don Giussani, a maggio c'è ancora più in gioco quello che è in gioco a settembre, è in gioco il punto di forza dell'educazione, quello che segna la spiegazione, lo studio, l'approfondimento, il giudizio, è una attrattiva la mossa della conoscenza, è solo una attrattiva! Per questo che bello maggio! Bello questo andare quotidianamente al fondo di ciò di cui è fatta una scuola, la lotta quotidiana tra l'attrattiva e l'inutile scontatezza del dovere. Si gioca in questi giorni una partita che per ognuno di noi è decisiva, studenti o insegnanti, la questione seria del nostro studiare o del nostro spiegare o dell'interrogare è che attrattiva ci muove! E solo per una attrattiva diventa bello spiegare o studiare, solo per l'attrattiva che trae la ragione e l'affetto verso la realtà e la sua bellezza.