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SCUOLA/ La "voglia di studiare"? Aboliamola dal vocabolario

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(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

A maggio, come in ogni altro mese, in ogni istante, lo studente è davanti ad un bivio: o la gioia di cui parla la filosofa francese o la noia ovvero il sentimento del non-valore che brucia ogni interesse, ogni domanda, ogni desiderio rendendo tutto uguale. “Chi si annoia sente che tutto è indifferente, che nulla vale la pena, che ogni proposta fatta per distrarlo, o per coinvolgerlo, è ‘indifferente’, cioè senza valore ... La noia implica non solo un sentimento, ma una decisione, un giudizio del tipo: ciò non è interessante, e ne sottende un altro: sarà sempre così” (Reboul). 

Contro il sentimento del non valore occorre opporre un sentimento più forte, per esempio, lo stupore del docente, un giudizio di valore più potente, possibilmente condiviso nell’ambiente di aula e di scuola, la testimonianza del sapere (provare sapore, gusto per le cose). Questo è possibile, per esempio, quando l’ora di lezione è presentata, svolta e verificata come incontro ed è vissuta come evento. 

La qualcosa non accade né per magia (neppure quella delle più sofisticate tecnologie e strategie didattiche) né per costrizione “fiscale”. Avviene, invece, in un contesto educativo in cui ci sia una proposta chiara e concreta negli obiettivi, operativa nei contenuti e nei tempi, decisa nei toni, trasparente nelle ragioni, coinvolgente e tenace nelle attività. È il contesto dell’educare istruendo, dove lo studente non è un “contribuente vessato”, ma un protagonista educato anche dallo studio e nello studio a vivere da uomo libero, forte e lieto.

La domanda sullo studio in maggio è dunque domanda sulla proposta dello studio in ogni stagione: sul chi e per chi viene fatta la proposta, sui contenuti, le ragioni e le forme dello studio. È domanda sul docente come professionista dello studio (quello dello studioso, del ricercatore), sull’insegnamento come proposta, esigente e amorevole, il cui contenuto è applicarsi sistematicamente per approssimarsi sempre più alla verità di sé, degli altri e delle cose. Lo studio, in questa prospettiva, da proposta diventa progetto dello studente, si snoda come percorso, si attua come processo, si compie come prodotto e prosegue come promozione. È quella che chiamo “dinamica delle 6P dello studio” (proposta, progetto, percorso, processo, prodotto, promozione). Potremmo parlarne in altre occasioni. 

 



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