BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Un prof oggi è ancora capace di "generare" figli?

Pubblicazione:

(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

Ho avuto la grande fortuna di poter frequentare per molti anni i nonni di mio marito (i bisnonni dei nostri figli) che sono morti centenari. Ho a lungo parlato con la bisnonna, mi ha fatto capire il suo mondo e ho capito molto meglio il mondo di mio marito che era cresciuto in un paese, a differenza di me nata e vissuta da più generazioni in città. Certi suoi comportamenti e atteggiamenti verso la religione, ad esempio, che a me parevano poco significativi si sono rivelati sotto un’altra luce. Chiedere a lui serviva poco, forse gli erano giunti senza l’esperienza che li aveva prodotti. Ma avevo lì presente la sua tradizione incarnata nella vita dei suoi nonni: l’ho interrogata, mi ha risposto.

Noi non interroghiamo la tradizione perché, in un clima di esasperato individualismo, ci sentiamo scollegati dalla generazione precedente e la generazione precedente da parte sua si ferma ai cambiamenti, pur importanti, che sono avvenuti nel nostro modo di vivere (e che segna soprattutto i giovani), senza avere il coraggio di andare al cuore della costruzione della loro identità. Tutto passa da una generazione all’altra ma può rimanere sullo sfondo, latente se quello che passa non è accompagnato da una esperienza che la faccia rivivere. Non dobbiamo mai pensare che chi abbiamo davanti sia totalmente estraneo al patrimonio che gli è arrivato anche se non lo riconosce o non lo sa dire. Il patrimonio c’è, è in latenza, è sepolto, va fatto rivivere. E qui sarebbe bello poter approfondire il tema del riconoscimento, del ri-conoscere. Tante delle parole importanti hanno il prefisso “ri” a dire di qualcosa che va continuamente generato, anzi ri-generato.

 

Trasmettere e tramandare − Tutto passa, ma c’è passaggio e passaggio, ci sono passaggi che consentono rigenerazione e passaggi stagnanti, involutivi, in qualche modo mortiferi.

Nel nostro vocabolario, sempre così ricco, abbiamo due termini per dire della dinamica del passaggio: trasmettere e tramandare. Dei due preferisco il secondo perché ha a che fare con il patrimonio simbolico, mentre il primo ha a che fare col patrimonio materiale che peraltro ha la sua importanza, perché posso trasmettere il patrimonio genetico, i beni materiali ma anche lo status.

Tra-mandare indica un azione che avviene tra due persone o tra due generazioni. Implica perciò un passaggio che ha non un solo protagonista ma due “attori” anche se l’uno in posizione gerarchica, come abbiamo visto, rispetto al secondo. 

Quale allora la dinamica che accompagna il processo col quale si tramanda il patrimonio simbolico (1)?

Possiamo, semplificando, immaginare tre esiti (due estremi, disfunzionali ed uno al centro che rappresenta la strada positiva) di questo tramandare, di quello che avviene tra “chi consegna e chi riceve”. “Betweeen give and take, così suona un bellissimo testo di Boszormenyi-Nagy e Krasner, due psicologi che hanno visto la famiglia come corpo intergenerazionale innervato da “fibre invisibili di lealtà”, e che cito spesso perché vicino alla prospettiva relazionale-simbolica di lettura dei legami familiari che è quella che ho elaborato con Vittorio Cigoli e i miei più stretti collaboratori del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia a cui oggi fanno riferimento ormai in molti.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >